Green pass, i dubbi delle aziende: «Insensato controllare tutti i giorni»
Il presidente di Confapi Cirelli: «Se il dipendente è disposto a comunicare la scadenza non è necessaria la verifica quotidiana»
Senza dubbio avrebbero preferito l’obbligo vaccinale, ma sono favorevoli al green pass da esibire in azienda per poter accedere. Allo stesso tempo, chiedono chiarimenti urgenti per semplificare le cose per le imprese, e soprattutto ribadiscono che i rischi maggiori sono per le pmi, perché con una decina di dipendenti nessuno può permettersi che anche un solo lavoratore stia a casa.
Alla vigilia della partenza dell’obbligo di green pass in tutti i luoghi di lavoro, fissato per venerdì, a ribadire i dubbi di tante aziende modenesi è Alberto Cirelli, presidente di Confapi Emilia: «Come ribadito più volte dal nostro presidente confederale Maurizio Casasco - spiega Cirelli - avremmo preferito l’obbligo vaccinale, semplicemente perché fare più vaccini si traduce in meno contagi e meno varianti. Tuttavia, il green pass può funzionare, ma il decreto deve essere messo a terra con urgenti chiarimenti mirati per non mettere in difficoltà le aziende. Prendiamo la privacy: se un lavoratore dovesse essere disposto a comunicare al proprio datore di lavoro la scadenza della sua certificazione, perché doverlo controllare ugualmente tutti i giorni se sono in possesso del suo consenso? Ma non solo - prosegue il presidente di Confapi - gli imprenditori non sono dei poliziotti, ma di fatto veniamo costretti ad esserlo in questa fase, visto che se dovessimo trovare un lavoratore in azienda abusivamente senza green pass siamo tenuti a fare una segnalazione al Prefetto».
Cirelli fa quindi notare che «la decisione di lasciare a casa senza stipendio chi non ha il green pass è un problema: le imprese sopra i 15 dipendenti non possono sostituire quelli assenti, e quelle sotto questa soglia li possono sostituire per 20 giorni da qui a dicembre. Non dimentichiamoci della difficoltà di reperire manodopera e lavoratori qualificati».
Questi, secondo l’associazione imprenditoriale, sono alcuni dei tanti dubbi applicativi che, se non risolti, «rischiano di rendere il decreto inapplicabile, ma soprattutto nell’attuale fase di ripresa economica che fortunatamente stiamo vivendo tutto questo può rivelarsi un boomerang». Il presidente chiude con una riflessione sugli scontri di sabato scorso a Roma: «Un attacco non solo all’intero movimento sindacale, ma alla democrazia - chiude Cirelli - ciò di cui oggi le imprese hanno bisogno è stabilità ed equilibrio di governo, non certamente tensioni sociali fomentate da chi ha solo interesse a destabilizzare e bloccare una ripartenza economica che vede le piccole e medie imprese impegnate nella crescita di questo Paese».
L.G.
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