Starace: «I danni sui giovani restano ignoti»
Alfonso Scibona
“Bambini e adolescenti alla prova del covid” era il tema nel primo incontro post covid, in presenza e remoto, della rassegna “Salute e Formazione”, tenuto nella galleria di Florim Goup. Una rassegna, coordinata dalla dottoressa Marcella Camellini, che anche nel periodo del lockdown ha visto tanta partecipazione, pur da remoto. Il tema era interessante ed è intervenuto un esperto, il professor Fabrizio Starace, direttore del dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl di Modena, che ha polarizzato l'attenzione della platea.
«Tornare in presenza – ha detto la dottoressa Camellini – Ci fa riprovare le emozioni che avevamo abbandonato. Il tema è stato interessante ed io stessa, che ho due figli di 18 e 12 anni, ho potuto toccare con mano quali sono state le conseguenze del covid sui miei ragazzi. Mi sono sentita coinvolta per quelle che sono state le informazioni ricevute dal professor Starace. Ed ho avuto conferma "di quanto la famiglia, la scuola e la società, siano il perno attorno al quale far girare i comportamenti degli adulti per limitare al minimo le ripercussioni negative della pandemia sui giovani di 15-20 ed oltre».
L'accento del professor Starace sul nucleo del tema: gli adolescenti vittime di una situazione che ha provocato danni difficilmente quantificabili a tutt'oggi.
«È certamente così e questo credo sia un segnale che dobbiamo cogliere affinché la ripresa sia veramente tale e coinvolga tutta la comunità. L'attenzione deve andare nella direzione delle fasce che sono state più colpite e che pagheranno le conseguenze anche negli anni a venire. Pensiamo alla perdita delle competenze scolastiche, delle opportunità di stare assieme, di fare sport, di confrontarsi e di crescere ed accrescere la propria identità attraverso il rapporto tra pari. Dobbiamo creare occasioni perché recuperino tutto questo».
Emersa anche l'impossibilità attuale di quantificare i danni che sono stati provocati nella fascia adolescenziale con chiusure e restrizioni.
« È così – continua Starace – perché oggi, possiamo quantificare, sulla base di indagini e questionari, come vi sia ancora un livello di tensione, di stress, di ansia e di tristezza, più elevato di quello che avevamo rilevato prima che il covid colpisse. Non sappiamo, invece, a che misura temporale dobbiamo proiettarci per dire di essere tornati alla normalità ed il non saperlo deve spingerci ad intervenire nella maniera più intensa possibile».
I giovani hanno reagito anche con tentativi autolesivi che, in qualche caso, nella fascia 15-19 anni, oltre a farsi del male fisico, ha portato anche ad alcuni suicidi. Il prossimo incontro, tra un paio di mesi, sarà sul tema delle “Patologie della circolazione periferica”.
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