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Tutti in fila sognando di diventare attori «Il dubbio? Il dialetto non lo parlo bene»

Elena Pelloni
Tutti in fila sognando di diventare attori «Il dubbio? Il dialetto non lo parlo bene»

Tanti aspiranti in coda a Villa Trenti di Vignola per i casting in vista del prossimo film del regista Marco Bellocchio 

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il casting

Elena Pelloni

Il cinema chiama e Vignola risponde. Sono infatti stati numerosissimi coloro che hanno tentato di avere una parte nel prossimo film di Marco Bellocchio, “La conversione”, i cui casting si sono svolti ieri e lunedì proprio a Villa Trenti.

Tre le figure ricercate: un bambino, una ragazza e un ragazzo. Per poter partecipare non venivano richieste esperienze pregresse nella recitazione ma un requisito era fondamentale: avere un accento emiliano e saper parlare il dialetto. «Che poi, io so quello carpigiano, non so se è la stessa cosa» ci scherza su Caterina Colliva, 24 anni. Oltre a lei, sono tanti i ragazzi che si sono susseguiti in questa due giorni nelle aule di villa Trenti. Lì la produzione ha improvvisato uno studio per provinare gli aspiranti attori.

E la parola d’ordine per tutti è: carica. Giovanni e Giacomo, due studenti modenesi di 19 anni, sono alla loro prima esperienza: «Abbiamo visto l’annuncio e abbiamo deciso di venire a Vignola per provare – spiegano con due grandi sorrisi stampati addosso – Non abbiamo mai recitato, se non per gioco assieme a degli amici. Ma siamo della zona e ci siamo detti: perché no?».

Più preparata e risoluta è invece Alice Sabbadini, di 19 anni. Quando parla con noi è appena uscita dalla sala del provino: «Non è il mio primo casting – racconta ancora emozionata – Recito e danzo da 7 anni e questo è il lavoro che mi piacerebbe fare. Mi hanno chiesto di fare la mia presentazione in dialetto…ci ho provato! Poi mi hanno scattato qualche fotografia. Nulla di troppo difficile, quindi speriamo».

«Ho 29 anni ma ci provo lo stesso» Federico Frattini non si è fatto scoraggiare dai limiti di età imposti dalla produzione. È arrivato da Modena per inseguire il suo sogno: «Ho frequentato una scuola triennale di teatro, a Modena. Poi sono entrato all’interno di una compagnia e ho iniziato a partecipare a qualche casting per film e serie tv che sono già stati girati qui in Emilia, come “Che Dio ci aiuti”. Oggi sono arrivato qui nonostante abbia visto l’annuncio un po’ per caso. Non ci ho pensato un secondo e mi sono fiondato».

Federico racconta inoltre di un’Emilia Romagna sempre più ricettiva al mondo del cinema. Si dice entusiasta della possibilità di partecipare a produzioni così importanti senza doversi spostare in capoluoghi ben più avvezzi al grande cinema, come Roma o Milano.

Marta Cellamare di 25 anni è arrivata da Bologna ed è alla sua seconda esperienza di casting cinematografici: «Faccio parte di una compagnia di teatro e questo è il mondo in cui vorrei lavorare». Mentre un papà accompagna per mano il suo bimbo appena uscito dalla sala dei provini – tra le figure ricercate, anche un bambino tra i 5 e 12 anni – scambiamo due parole con Caterina Colliva, carpigiana doc di 24 anni, all’ultimo anno di logopedia. «È la prima volta in assoluto che partecipo a un’esperienza del genere, non ho mai fatto niente nel settore – sorride – Però quando ho sentito per radio che per questo film ricercavano una ragazza che parlasse dialetto ho deciso di provare. Il dialetto è una cosa con cui sono cresciuta e lo parlo correntemente. Io però parlo il dialetto carpigiano, che è già diverso da quello della Bassa, per esempio. Loro hanno scritto “dialetto emiliano” ma bisogna capire quale stiano cercando precisamente. Non sono tutti la stessa cosa». E l’è propria acsè.

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