Gazzetta di Modena

Modena

criminalita’ organizzata 

“Perseverance” blocca la guerra di mafia

Serena Arbizzi
“Perseverance” blocca la guerra di mafia

Una coppia di Soliera tentò un’estorsione per più di due milioni rischiando di scatenare una battaglia tra clan di ’ndrangheta

2 MINUTI DI LETTURA





Serena Arbizzi

L’operazione “Perseverance” ha stroncato un’imminente guerra tra clan della ’ndrangheta, sullo sfondo di un’estorsione di 2 milioni e 700mila euro.

È quanto emerge dall’avviso di chiusura delle indagini preliminari, emesso dalla direzione distrettuale antimafia. L’operazione, lo scorso marzo, aveva portato all’arresto per tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosi, diversi esponenti del sodalizio di ’ndrangheta emiliano. Ed era stata documentata un’articolata attività estorsiva per una ingente somma di denaro di provenienza illecita.

Tra gli indagati, tuttora in carcere, c’è una coppia di Soliera. Si tratta di Alberto Alboresi e Genoveffa Colucciello, detti il “gigante e la bambina”, conosciuti nella Bassa e in particolare in ambito bancario, che con la ’ndrangheta facevano affari. I due, come si evince dalle intercettazioni, stavano anche progettando di sfregiare una donna con l’acido per arrivare al patrimonio consistente di alcuni fratelli di Bomporto, accuditi dalla badante.

La coppia si era rivolta a Giuseppe Caso, il quale rappresentava Giuseppe Sarcone Grande, in quel momento soggetto a una misura di prevenzione personale, per ottenere il pagamento del credito di 2 milioni e 700mila euro da loro millantato nei confronti di un soggetto toscano che a sua volta si era rivolto ad un altro clan per farsi difendere. Caso, nell’ottobre del 2020 arrivò a minacciare il presunto debitore anche di vere e proprie aggressioni fisiche, tanto da indurlo a un pianto terrorizzato. E affrontò con minacce esplicite anche un altro un altro esponente rivale che stava partecipando a quell’incontro, ricordandogli che in una guerra di ’ndrangheta sarebbe rimasto sconfitto.

Il debitore presunto da cui Alboresi e Colucciello si aspettavano di ottenere due milioni e 700mila euro era ritenuto molto ricco, perché aveva gestito ingenti truffe.

L’imprenditore non ha consegnato alcuna somma di denaro, ma le minacce che ha subito sono inequivocabilmente derivate da più persone che si sono riunite con l’aggravante di essere esponenti della ’ndrangheta.

Nell’avviso di fine indagini si parla anche del tentativo di aprire una sala giochi in via Emilia ovest. Il progetto rimase tale grazie alla prontezza del sindaco Gian Carlo Muzzarelli che denunciò subito ai carabinieri, avendo capito la situazione, e mandò all’aria il progetto. «Si tratta dell’ennesima conferma dei tentativi delle mafie di entrare nei nostri territori – aveva commentato Muzzarelli – ma anche della capacità di reazione delle istituzioni che collaborano attivamente nell'attività di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata ».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google