Gazzetta di Modena

Modena

Pavullo 

I 30 anni di sfide della Caritas: «Ora lotta alle nuove povertà»

Daniele Montanari
I 30 anni di sfide della Caritas: «Ora lotta alle nuove povertà»

Non c’è più solo il bisogno economico da affrontare, ma anche quello di relazioni Lavoro assieme ai Servizi sociali: tra gli assistiti gli italiani doppiano gli stranieri

3 MINUTI DI LETTURA





Daniele Montanari

Pavullo. In trent’anni di attività si penserebbe di aver acquisito ormai formule solo da replicare. Non è così quando si parla di lotta alla povertà, alle povertà anzi, «che chiamano oggi a ridarsi degli obiettivi», come ha sottolineato ieri don Roberto.

L’occasione di riflessione 360 gradi è stata la tavola rotonda organizzata a Monteobizzo in occasione dei 30 anni della Caritas parrocchiale appunto, per fare un punto globale sul problema insieme ai Servizi sociali dell’Unione e l’emporio sociale Ohana. Negli ultimi anni molto è cambiato, come ha evidenziato Maria Rubbiani, anima della Caritas pavullese (che conta 25 persone) nel suo report: «Dal 2005 al 2011 abbiamo avuto un andamento stazionario di circa 70 nuclei assistiti in media – ha spiegato – poi con gli effetti della crisi dal 2011 al 2016 c’è stato un grande incremento di accessi: nel 2013 siamo arrivati a un piccolo di 125 famiglie seguite, per un totale di 427 persone. La situazione ha richiesto anche l’attivazione di un fondo di solidarietà: grazie alla generosità dei pavullesi sono stati distribuiti aiuti per 17mila euro».

Sembrava di aver passato il momento più difficile, e invece nel 2020 è arrivato il Covid e con esso il lockdown: «In quella primavera siamo arrivati a seguire 128 famiglie in collaborazione con la Protezione civile e grazie al contributo economico del Comune. Un aiuto importante in quella situazione c’è stato dato anche dalla comunità islamica».

Adesso il quadro è molto diverso: «Le famiglie seguite ora sono 64, per un totale di 217 persone. Sono meno, ma con un aspetto nuovo: 143 sono italiani e 74 stranieri. Cioè gli italiani sono il doppio degli stranieri. E in 22 casi si tratta di uomini soli». Ce n’è di che riflettere, dunque. Vengono dati alimenti a lunga conservazione ma anche freschi, grazie alle donazioni di supermercati, negozi e aziende. E ci si è attivati anche con prodotti per l’igiene e per la casa, pannolini, prima infanzia e cartoleria. Non solo cose, però: «C’è un continuo aumento di ascolto in presenza».

E’ la prova della necessità di una risposta anche ai nuovi bisogni, come sottolineato da Emanuela Ricci, responsabile pianificazione dei Servizi sociali dell’Unione: «Io e Marina (la sua collaboratrice, ndr) stiamo vedendo che la lotta alle povertà richiede sempre più un approccio multidisciplinare – ha evidenziato – non è più solo una questione di soldi, come vent’anni fa, ma di istruzione, relazioni sociali, lavoro e salute: queste sono le aree di povertà oggi. I servizi vanno coprodotti con le persone, non pensati nelle chiuse stanze. Dobbiamo andare sempre di più tra la gente, e per questo stiamo attivando anche metodologie sperimentali come l’approccio dialogico finlandese, che mette al centro la persona. O il sistema canadese per sondare il benessere nelle fasce di infanzia e adolescenza».

E sulla necessità di andare sempre più verso l’altro ha posto l’accento anche Federico Valenzano, vicedirettore della Caritas diocesana: «La missione oggi non è solo dare un supporto economico ma farsi prossimi, rendere i poveri amici e famigliari». Presente anche Valerio Zanni per la Fondazione Modena, grazie a cui sono state risolte le situazioni di povertà abitativa di 142 nuclei.

«Sono tutte azioni che rappresentano un seme gettato – ha chiuso don Roberto – ora è chiamato a crescere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google