Biolchini svuota l’ufficio: «Un onore aver lavorato per il bene di Pavullo»
Toccante passaggio di consegne col nuovo sindaco, tra ricordi e alcuni consigli «Sai cosa ci vuole? Amore per il nostro paese. Io ne ho avuto, adesso tocca a te»
Daniele Montanari
Pavullo. Uno che va, e uno che viene, nella grande ruota che gira. Dopo il giorno delle grandi emozioni “pubbliche”, chi per la vittoria e chi per la sconfitta, ieri a Pavullo è stato il giorno delle emozioni più intime. Quelle del passaggio di consegne tra Luciano Biolchini e il nuovo sindaco Davide Venturelli, proclamato ufficialmente eletto dalla Commissione riunita nel pomeriggio.
Lui è arrivato verso le 15, varcando per la prima volta la soglia del municipio da nuova guida investita dai cittadini. Biolchini invece era qui già dal mattino, nella sua giornata più lunga forse. Quella dell’addio alla vita degli ultimi cinque intensissimi anni, in cui ha coronato il sogno di guidare il suo paese. E’ andato subito nell’ufficio a preparare gli scatoloni e le borse per portare via le sue cose, con l’aiuto della segretaria Daniela. La stessa identica scena che aveva visto nel 2016 con il saluto a Romano Canovi, stavolta con lui dall’altra parte.
Quando arriva Davide per il saluto, è lì ancora con l’armadio aperto, pieno di faldoni. Non c’è bisogno di tante parole: dagli occhi si capisce che sta vivendo dentro una girandola di emozioni e di ricordi dal 2016 ad adesso. «Scusa Davide, non so se faccio in tempo a finire oggi: ti dispiace se faccio delle borse e finisco con le ultime cose domattina?» gli dice. «Ma assolutamente, nessuna fretta – gli risponde lui – dopo anzi mi piacerebbe che si fermasse per darmi qualche indicazione per il passaggio di consegne». «Certamente, con piacere: ho un po’ di cose da dirti». «Io prendo volentieri i suggerimenti – riprende l’altro – come ho detto, serve l’aiuto di tutti per rilanciare il nostro paese».
«Sai cosa ci vuole? – continua Biolchini – ci vuole amore per il nostro paese. Io ce ne ho avuto, ma credo che dal dopoguerra ce n’abbiano avuto quasi tutti i nostri sindaci. Sai cosa c’era qui? – dice indicando la parete di fronte – c’era la foto del prof Giuseppe Minelli insieme ad Armando (i due sindaci del dopoguerra: l’uno Dc e l’altro Pci), mentre mangiavano qualcosa assieme. Hanno saputo voler bene a Pavullo: ho messo la foto quando ho cominciato il mio mandato ed è stata per me una guida. L’ho portata a casa a mezzogiorno». «Sono stati un po’ don Camillo e Peppone, ma hanno fatto del bene a Pavullo, assolutamente» osserva Davide. Davanti al Tricolore lì dalla scrivania dell’ufficio c’è quindi il momento della stretta di mano che suggella il passaggio: «Sono convinto che sarai un buon sindaco, guarda – gli dice ancora Biolchini – sei sempre stato un bravo ragazzo». Poi Davide passa negli altri uffici per lasciarlo tranquillo.
Biolchini finisce così come aveva iniziato: in modo molto semplice, con un abbigliamento quasi da lavoro come di chi è abituato a guardare alla sostanza delle cose. Si osserva le grandi mani: «Guarda, hanno cominciato ad andarmi via i calli adesso – nota – dopo cinque anni che sono andato in pensione (prima ha sempre fatto il falegname, ndr). Beh, è vero che adesso non lavoro più, ma non ci starò a casa a far niente: cercherò di mettermi a disposizione degli altri e del mio paese, aiutando dove posso». Ma continuerà anche il suo impegno politico: «Sì sì, confermo che sarò al mio posto in Consiglio comunale, tra i banchi dell’opposizione così come hanno deciso i pavullesi – ribadisce – finché la salute me lo permette, voglio dare il mio contributo al dibattito»,
Anche di fronte a un epilogo piuttosto amaro (sconfitta con 16 punti di scarto, cioè 1.200 voti di divario) Biolchini non mostra rimpianti: «No, non ho rimpianti – rimarca – so di aver dato tutto quello che potevo dare, cercando di fare il massimo per il mio paese». Il modo in cui è iniziata e in cui è finita lo fa pensare a un curioso incrocio del destino: «E’ incredibile, ma di fatto in questa campagna elettorale le cose sono andate con una dinamica identica a quella del 2016. Allora come adesso, l’amministrazione uscente non ha guadagnato quasi nulla tra primo e secondo turno, ed è andato a vincere il candidato su cui, ai nastri di partenza, forse pochi avrebbero puntato: io l’altra volta e Venturelli adesso. E’ un po’ una ruota che gira, e io stavolta sono dall’altra parte. Ci vorrà un po’ per abituarsi, ma comunque continuerò ad essere sempre in mezzo alla gente».
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