Venturelli già operativo: «Una donna come vice»
Lui terrà le deleghe a Sanità e Attività produttive. Almeno un tecnico in giunta
Quando entra in municipio, verso le 15, Davide Venturelli ha 500 messaggi ancora da leggere: dal risveglio, è stato un continuo di congratulazioni e incoraggiamenti, più tutte le chiamate.
Telefono già incandescente al primo giorno?
«Assolutamente sì, è cominciato subito il tour de force. Tra gli altri, mi hanno contattato diversi sindaci della montagna, il presidente dell’Unione Pasini e il presidente della Provincia Tomei. Poi alle 11.30 ho avuto la sorpresa della chiamata del presidente della Regione Bonaccini».
E cosa ha detto?
«Ha voluto salutarmi e mi ha invitato in Regione per un incontro, dicendo che vuole avere il massimo dialogo con me. Io l’ho ringraziato dicendogli che c’è tanto da fare, e non vedo l’ora».
A parte le chiamate, com’è stato il risveglio? Ci crede o non ci crede di essere diventato sindaco?
«Ci credo, ci credo. Ci vuole un attimo per riprendersi dalle emozioni ma so che è tutto assolutamente vero».
Com’è stato prendere possesso dell’ufficio?
«Un sogno che s’avvera l’ingresso in ufficio, dove penso già di fare qualche cambiamento: voglio che sia un posto il più accogliente possibile, e aperto a tutti. Ci starò, ma spero non troppo: l’ufficio non è un punto d’approdo ma di partenza, per ritornare tra la gente e raccoglierne le necessità con una responsabilità maggiore. Continuerò ad essere quello che sono sempre stato: a disposizione di tutti coloro che avevano un problema da segnalare o una proposta da fare».
La vittoria è stata plebiscitaria in 19 seggi su 21, ma in uno, quello di Frassineti e Monzone, ha raggiunto addirittura il 70%...
«Non pensavo proprio che sarei arrivato a tanto. E’ stata una soddisfazione enorme, anche per i complimenti di Giovanna, la mia maestra delle elementari, che è di lì. Mi ha messaggiato congratulandosi e io le ho detto che credo di aver iniziato a imparare l’arte della diplomazia con lei quando negoziavo il voto in matematica, perché non è che ero proprio un asso... Ma, non posso non citare, tra gli altri, anche il risultato di Camatta-Olina, dove siamo arrivati al 67%».
Da dove nasce tanto attaccamento al territorio e alle persone?
«Direi dai 13 anni, quando ho lanciato, da direttore e redattore, “Il fungo”, il giornalino settimanale di Camatta. Ho cominciato a intervistare i vari anziani del paese e poi via via a raccogliere le voci di uomini e donne di queste terre con le loro storie, ognuna unica e speciale. La nascita del desiderio di migliorare le cose, dove si può, lo devo alla mia nonna materna Paola: Camatta era tra le frazioni più bistrattate, e lei ci teneva tanto che qualcuno facesse qualcosa per migliorarla. La passione per la genealogia invece la devo alla nonna paterna Alfonsa, anche se l’ho persa troppo presto».
E’ forte l’attaccamento alla famiglia, si è visto anche nella condivisione della vittoria...
«Alla mia famiglia devo tutto, mi ha insegnato a vivere. A cominciare da mio papà, quando mi insegnava da bambino a dare la mano in chiesa al momento dello scambio della pace dicendomi: “Devi stringere la mano, guardare negli occhi chi hai di fronte e fare un sorriso, perché da come dai la mano si capisce chi sei”. Ecco, cose come questa».
Anticipazioni di giunta?
«Ci vedremo in questi giorni col gruppo, credo che saremo solleciti nel chiudere. Confermo già che io terrò le deleghe a Sanità e Attività produttive e che ci sarà almeno un tecnico. Quanto alla scelta del vicesindaco, credo proprio che convergerà su una donna. Come ho già detto, intendo valorizzare le qualità e le capacità delle donne, perché c’è tanto lavoro da fare».
Come si dice in questi casi, dopo aver voluto la bici, bisogna pedalare...
«Io credo di aver sempre pedalato tanto in realtà. Diciamo che adesso ho cambiato il modello della bici».
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