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in viale autodromo 

Occuparono in sei una fabbrica: il processo non si fa

D.M.
Occuparono in sei una fabbrica: il processo non si fa

Essendo senza fissa dimora a due anni di distanza dai fatti ancora non è stato possibile notificare loro gli atti: ora si cerca di “stanarli”

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Hanno occupato abusivamente un immobile ma il processo a loro carico non riesce ancora a partire, a due anni di distanza dai fatti, perché gli imputati non si riescono a trovare per la notifica degli atti.

E’ la storia surreale che riguarda sei extracomunitari (di nazionalità marocchina e tunisina) che nel 2019 avevano occupato una vecchia fabbrica abbandonata in viale Autodromo. Furono scoperti e scattò la denuncia per occupazione abusiva. Tutto regolare allora negli atti: i sei vennero identificati e capirono benissimo che ci sarebbero state conseguenze giudiziarie per quell’azione. Tanto che elessero il loro domicilio presso l’avvocato d’ufficio. E questo perché tutti quanti ovviamente risultarono senza fissa dimora.

Da allora tutte le comunicazioni in merito, a partire dal rinvio a giudizio, sono state regolarmente inviate all’avvocato, che ieri era al suo posto in tribunale per l’inizio del processo. Ma di loro neanche l’ombra. E questo, dopo una valutazione tecnica, ha bloccato tutto. Il giudice infatti ha dovuto constatare che non sussistono gli elementi per ritenere che i sei abbiano sufficiente contezza del procedimento a loro carico. Finché non vengono loro notificati gli atti, non si può ritenere di aver adempiuto agli obblighi di legge. E quindi non può partire il processo.

E’ quello che si è concluso ieri, disponendo il rinvio dell’udienza alla primavera 2022, quando saremo a tre anni dai fatti. Nel frattempo alla polizia giudiziaria è stato affidata la missione, che sembra impossibile, di riuscire a “stanare” i sei. Che ora potrebbero essere anche in capo al mondo: è possibile che alla fine non vengano mai rintracciati, e che tutto finisca in niente.

D.M.

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