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I 70 anni della Fioreria Ada «Qui si ride e si piange insieme ai nostri clienti»

Mattia Cocchi
I 70 anni della Fioreria Ada «Qui si ride e si piange insieme ai nostri clienti»

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Mattia Cocchi

san felice. Compie settant’anni la “Fioreria Ada”, il negozio verde nel centro di San Felice.

La titolare Ada Facchini è conosciutissima in paese, da poco più di quarant’anni è il punto di riferimento dell’attività e nel corso degli anni in tantissimi sono entrati nel suo negozio che da settant’anni è condotto dalla sua famiglia. Anni di passione, sacrifici e cambiamenti sempre al passo con i tempi. Ada ha cominciato a lavorare nell’attività appena quattordicenne quando iniziò ad aiutare la madre Elsa. La signora Elsa Artioli nacque nel 1930 e durante l’autunno del 1951 acquisì il negozio che all’ora era di proprietà della signora Oride Guidorzi. Elsa ha poi lavorato come fiorista fino a cavallo tra anni ottanta e ani novanta, passando poi gli ultimi anni a tramandare il mestiere alla figlia che ha definitivamente acquisito l’attività nel 1986.

«La nostra attività — racconta Ada — ha vissuto tanti cambiamenti, soprattutto negli ultimi anni. Io sono nata e cresciuta in una famiglia dedita al lavoro e questo mi ha certamente formata. Una volta deciso di non proseguire gli studi, per me è stato naturale entrare nell’attività di famiglia. La passione che ci metteva mia madre mi è stata tramandata in pieno. Una tappa importante per la storia dell’attività è stata certamente quella del terremoto del 2012 che ha messo in ginocchio la maggior parte dei commercianti delle attività artigiane nei paesi colpiti. Ora c’è il problema del Covid che pian piano ci stiamo lasciando alle spalle ma che ha influito pesantemente sulle dinamiche del nostro lavoro. Negli ultimi anni, quello dei fioristi è un lavoro che è completamente mutato e continuerà a cambiare anche nei prossimi anni. Fino a vent’anni fa il fiore era l’oggetto principale che il cliente cercava entrando nel mio negozio, come ci si potrebbe immaginare. Oggi invece il fiore sta diventando secondario, un complemento. Nel mio caso, ad esempio, vendo tanti altri oggetti come le candele, un oggetto spesso selezionato per i regali. Ora molti clienti entrano per comprare questo genere di prodotti e per completare il pacchetto viene chiesto di inserire un fiore. È un mestiere che continuerà a mutare e che richiede di stare al passo con i tempi e di adattarsi. Sono convinta che il Covid abbia influito nei comportamenti degli abitanti dei piccoli centri. Ora le persone hanno riscoperto i servizi dei loro paesi». Quello del fiorista è un mestiere che va incontro ad ogni occasione in un’altalena di emozioni e situazioni differenti: «Mazzi di fiori e corone di laurea, regali di ogni genere ma anche corredi funebri, corone da apporre sui monumenti per le ricorrenze. Il mio negozio si rivolge a un target di clientela estremamente vasto e vario e risponde a tanti tipi diversi di domande, mi piace dire che è un lavoro in cui si piange e si ride. Bisogna avere la capacità di cogliere le emozioni del cliente e capire quale sia il prodotto più adatto a quell’occasione. Il mestiere del fiorista è anche tutto questo, esserci per in ogni diversa situazione sapendo che ogni giorno possono entrare persone che cercano un prodotto simile ma per esigenze completamente diverse. In quarant’anni ho vissuto tanti periodi differenti, col tempo ho maturato la convinzione che finché non vengono meno passione e capacità di adattamento, ogni crisi si può superare».

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