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Il Pd della Bassa e Aimag: «Carpi la vuole in Hera ma i diktat non servono»

Mattia Cocchi

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Rompe il silenzio il Pd dell’Area Nord sul caso Aimag e lo fa con una presa di posizione molto decisa sottoscritta dal coordinatore della Bassa, Simone Silvestri, il capogruppo in Unione, Paolo Negro, e i segretari dei circoli di Camposanto, Cavezzo, Concordia, Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio e San Prospero. «Aimag è fra le prime venti multiutilities d’Italia – scrivono – È un asset fondamentale di un territorio che vuole scommettere sul proprio sviluppo sostenibile, in campi strategici come l’ambiente e l’energia, un patrimonio industriale, di competenze e di lavoro che è cresciuto nel tempo e sta continuando a crescere grazie ad un rapporto coerente fra comuni soci che dettano gli indirizzi strategici, un management, il CdA e lavoratori che hanno fatto fino in fondo il loro mestiere. Siamo con i sindaci, 14 su 20, che in questi giorni hanno detto che il CdA in carica sta svolgendo il proprio mandato e operando nell’interesse della società. È incomprensibile, grave e inaccettabile, oltre che senza precedenti che, ad appena un anno della sua nomina, una parte della proprietà (6 comuni su 20) voglia prevaricarne l’iniziativa e il ruolo, sfiduciando gli amministratori espressione del nostro territorio che godono della fiducia dei sindaci che li hanno indicati. Non ci nascondiamo: Aimag ha necessità di fare delle scelte per continuare a competere e ad offrire servizi di qualità. La materia del contendere è tutta lì: noi siamo per indagare tutte le opportunità, le possibili strade ed opzioni, nessuna esclusa. Per essere chiari: non abbiamo pregiudiziali sul fatto che tra queste opzioni venga esplorato anche il rafforzamento del rapporto con Hera. Altra cosa, invece, è considerare quest’ultima come la prima e unica opzione da esplorare, con tanto di cessione del controllo della gestione di Aimag».

La riflessione prosegue e analizza le modalità di decisione: «Il futuro di Aimag non può essere trattato con fretta e leggerezza, con diktat, senza rigorosi approfondimenti e senza un dibattito informato nei Consigli comunali e fra l’opinione pubblica. Le conte e le prove di forza a colpi di maggioranza delle quote azionarie non hanno nulla a che vedere con lo spirito con cui finora il Patto di Sindacato dei Comuni soci ha saputo orientare le scelte strategiche dell’azienda. Con successo. Perciò è necessario interrompere una deriva rischiosa di divisioni e rotture e ritrovare lo spirito unitario, di dialogo e collaborazione».

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