«La discarica di Rio d’Orzo? Si va verso il “no” definitivo»
Lo svela l’assessore regionale Irene Priolo durante un incontro a Monteveglio «A Unirecuperi già comunicato il possibile diniego. Quell’area non è adatta»
Elena Pelloni
Savignano. È emerso un quadro più che positivo durante la prima seduta di Conferenza di Servizi nella quale si è discusso del progetto della discarica di Valsamoggia. Un quadro più che positivo se si guarda dal punto di vista delle amministrazioni coinvolte, come Savignano, le quali hanno da sempre osteggiato la costruzione del cosiddetto “Parco tecnologico” per lo smaltimento di rifiuti pericolosi. L’impianto dovrebbe infatti sorgere sulle zone calanchive tra Valsamoggia e Savignano. La prima seduta della Conferenza di servizi si è tenuta in Regione ed è stata suddivisa in due momenti: uno svoltosi alla presenza di tutti gli enti direttamente coinvolti – compreso Savignano – e un secondo tenuto con tutti i portatori di interesse.
«Si tratta di un primo confronto – commenta il sindaco di Savignano, Enrico Tagliavini – Ma siamo fiduciosi. Poiché è evidente che dal punto di vista della fattibilità tecnica stiamo parlando di un progetto irrealizzabile lì dove i proponenti lo hanno immaginato».
Anche dall’assessore regionale Irene Priolo arrivano indicazioni importanti: «Dovremmo arrivare entro 5 anni al 100 per cento della produzione energetica da fonti rinnovabili. Oggi siamo al 25% totale di rinnovabili, mentre tutto il resto dell’energia è prodotta da fonti fossili». E legato al tema della produzione energetica, c’è quello dello smaltimento rifiuti. E la sfida per la Regione non riguarda tanto i rifiuti urbani «per i quali siamo già oltre gli obiettivi consegnatici dalla Comunità europea, ma riguarda quelli speciali, ovvero derivanti dalla produzione industriale. Produciamo 14 milioni di tonnellate di questi rifiuti». Priolo spiega che il piano rifiuti regionale deve ora rispettare due principi: quello dell’autosufficienza del sistema e quello della prossimità: «Dobbiamo installare degli impianti in prossimità dei grandi centri di produzione di questi tipi di rifiuti, per evitarne il trasporto e quindi l’aumento di spesa e inquinamento». La questione, prosegue Priolo, è individuare il luogo adatto in cui installare questi tipi di impianto: «Certamente in cima a un calanco non è una scelta strategica – prosegue – Ma resta il fatto che la nostra bilancia al momento è negativa, cioè portiamo molta parte di questi tipi di rifiuti fuori dalla nostra Regione». Mentre il procedimento autorizzatorio per l’ampliamento dell’impianto di Castelmaggiore si è concluso positivamente, la Conferenza di Servizi di Valsamoggia sta andando verso il diniego. «Al proponente è già stato verbalizzando che la Conferenza sta andando verso il diniego dell’autorizzazione ambientale – svela – Tuttavia, dobbiamo cambiare mentalità. Le scelte che assumiamo insieme devono incontrare la solidarietà e la responsabilità delle comunità che le accolgono».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
