Gazzetta di Modena

Modena

la societÁ modenese “people 3.0” 

«Si misura il benessere in azienda per arrivare alla happy company»

Giovanni Medici
«Si misura il benessere in azienda per arrivare alla happy company»

L’Ad Anna Piacentini: «Sviluppiamo l’indice scientifico poi diamo gli strumenti per un ambiente di lavoro ideale»

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Giovanni Medici

La Costituzione degli Stati Uniti d’America indica come uno dei diritti inalienabili della persona quello “alla ricerca della felicità”, “the pursuit of the happiness” in inglese. Un’impresa modenese sta studiando invece una sorta di “barometro della felicità” per guidare dopo la pandemia le aziende verso la trasformazione in Happy company: realtà dove obiettivi e benessere dei dipendenti sono legati a filo doppio e trova spazio una diversa forma di leadership basata su relazione, fiducia e valorizzazione del singolo.

«L’idea di sviluppare un indice che misuri scientificamente e con precisione l’ambiente di lavoro in termini di benessere e felicità dei dipendenti – spiega Anna Piacentini, Ad People 3.0, che ha la sua sede amministrativa a Fossalta – è una diretta conseguenza degli incontri avuti nel corso della Settimana internazionale “Happiness at Work” che abbiamo organizzato il mese scorso. Nel corso di quest’evento abbiamo messo a confronto oltre 200 manager e imprenditori, ascoltando testimonianze di aziende che hanno intrapreso un chiaro percorso verso il modello delle Happy company. Lo strumento che stiamo realizzando, basato sulla piattaforma Beaconforce, già molto diffusa in diverse realtà, vuole fornire chiare indicazioni ai manager per favorire la transizione in questa direzione». Un nuovo modello di impresa fondato sulla volontà di generare un impatto positivo sulle persone, le comunità e i territori. E che fa aumentare anche la produttività aziendale. Nel Modenese ci sono imprese che non “monetizzano’” semplicemente la “felicità” del dipendente, ma cercano di favorirla attraverso un sistema di welfare, servizi specifici, benefit vari, orari flessibili, organizzazione degli uffici “friendly”.

«Su Beaconforce People 3.0 svilupperà un modello che consenta di analizzare lo stato dell’arte delle imprese e fornisca chiare indicazioni per intraprendere un percorso di transizione verso il modello delle Happy company. La sfida – dice Piacentini – è grande e ci impegnerà per i prossimi mesi: il nostro team di coach e formatori sta lavorando mettendo a sistema decenni di esperienza sul campo, testimonianze di aziende italiane e internazionali, modelli, approcci e strategie esistenti, americani o del nord Europa ad esempio».

People 3.0, nata a fine 2010, è una cooperativa tra professionisti, ha una decina di soci e una ventina di collaboratori sparsi per l’Italia, persone con profili anche molto diversi. «Siamo smart working nativi – afferma Piacentini – e ci rivolgiamo non solo alle aziende più strutturate, anche se ovviamente quelle più grandi e magari operanti in settori come l’informatica e il digitale sono più propense alle nostre proposte. Tra le giovani generazioni questo diverso approccio al lavoro non ha difficoltà a riscuotere consensi, non cercano solo il posto fisso o lo stipendio».

Proprio la pandemia e le tante nuove esigenze emerse dopo il lockdown hanno mostrato come una maggior felicità al lavoro non passi solo attraverso il raggiungimento di un generico benessere, ma soprattutto dalla capacità dei manager di esercitare un diverso modello di leadership, meno verticistico e capace di tirar fuori il meglio da ogni dipendente. Come fa l’allenatore di una squadra di normali calciatori che riesce a ottenere il 110% da ognuno e vince. «Una volta modificata la mentalità e definito un contesto adatto ecco che il nostro sistema di valutazione – conclude Piacentini, laureata in Giurisprudenza – potrà essere utilizzato al meglio dalle aziende».

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