Gazzetta di Modena

Modena

Serramazzoni 

Un altro processo per i truffatori dell’autosalone

D.M.

I due nel 2013 dicevano di avere uno showroom in mansarda tramite cui compravano auto con assegni scoperti:  ieri in aula una nuova vittima

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Serramazzoni. Dopo otto anni, non si è ancora esaurito il filone processuale scaturito dalle indagini dei carabinieri di Serra che nel 2013 portarono all’arresto dei furbetti dell’autosalone fantasma.

Ovvero, del modenese Domenico Franco, oggi 41enne, e del castelvetrese Pasqualino Buono, 42 anni, fratello di Daniele, titolare della strana concessionaria di Serra (non arrestato perché di fatto prestanome). Aveva sede infatti non in un salone ma... in mansarda. Al terzo piano di una palazzina in via Divisione Tridentina, in centro. Il giro funzionava così: Pasqualino Buono e Franco rispondevano agli annunci online di chi voleva vendere l’auto dichiarandosi pronti compratori. Si presentavano agli appuntamenti con auto di grossa cilindrata che li facevano sembrare autorità nel settore, e concludevano in fretta “l’affare” pagando con assegni non circolari. Lo facevano sempre o di venerdì o di sabato.

Perché? Perché così non c’era il tempo di andare in banca e accorgersi che l’assegno era scoperto. Intanto loro, dopo aver formalizzato l’acquisto, prendevano la macchina e si volatilizzavano. In quattro e quattr’otto disponevano la cessazione di circolazione del mezzo in Italia e lo vendevano all’estero. Così l’ex proprietario poteva dirgli addio anche in caso di denuncia. Così è stato fino al 27 agosto 2013 appunto, quando i carabinieri di Serra li colsero in flagranza durante una compravendita in un’agenzia di Altedo, nel bolognese. Fu il fine corsa, e lo scoperchiamento di un pentolone che ha rivelato vittime di questo sistema da Serra a un po’ tutta l’Emilia-Romagna, fino in Toscana e a Mantova.

Sono scaturiti diversi processi a carico dei due, con condanne. Ieri a Ferrara è stata la volta di quello riguardante un 52enne di Renazzo, che dopo aver venduto loro la sua Opel Zafira si è trovato con un pugno di mosche. Nella sua deposizione, il carabiniere di Serra (all’epoca) che ha condotto le indagini ha ripercorso la vicenda fornendo elementi puntuali a supporto dell’accusa. A breve dovrebbe esserci sentenza, l’ennesima. I carabinieri all’epoca recuperarono cinque auto di lusso, tra cui due Porsche. Dopo il blitz, i Buono e Franco abbandonarono Serra.



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