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La legge affondata in senato 

Ddl Zan, la rabbia del Pd modenese Lega: «Oggi le priorità sono altre»

Luca Gardinale
Ddl Zan, la rabbia del Pd modenese Lega: «Oggi le priorità sono altre»

Pini: «Momento triste per chi crede nelle istituzioni». Venturelli: «Uno schiaffo a chi vive nella paura»

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Luca Gardinale

Un caso che più di ogni altro ha polarizzato la politica, con un centrodestra che ha tirato fuori lo spumante rimasto in dispensa dopo le amministrative e un centrosinistra che punta il dito contro l’ex segretario dem Matteo Renzi. Il naufragio del ddl Zan in Senato ha “segnato” anche la politica modenese, con la parlamentare Pd Giuditta Pini che parla di «momento triste e difficile per un’intera comunità che chiedeva semplicemente allo Stato di essere riconosciuta e tutelata dai crimini d’odio. Un momento triste anche per le generazioni più giovani, che speravano che il nostro Paese potesse avere una norma adatta al 2021, e che a migliaia erano scese in piazza, anche a Modena. Lo è per chi, come me e come tanti, crede che le istituzioni siano il luogo in cui cambiare le cose: il Senato ha detto non solo di no, ma che non era nemmeno possibile provarci».

A pensarla così è anche il segretario provinciale del Pd Davide Fava: «Il risultato del voto in Senato è duplice - spiega - affossare la legge o congelarla per altri sei mesi e farlo nel peggiore dei modi, ovvero senza assunzione di responsabilità (con il voto segreto). Così abbiamo perso tutti: chi ha bisogno di vedere riconosciuta la sua libertà di essere, chi aspetta strumenti di giustizia e libertà, chi spera in una politica a testa alta e senza giochetti». Delusione anche per Federica Venturelli, vicecapogruppo del Pd in Consiglio: «La destra italiana si conferma arretrata e fuori dalla storia - attacca - il Senato ha affossato, vigliaccamente e con scrutinio segreto, il ddl Zan. Nemmeno il coraggio di metterci la faccia. Uno schiaffo alle cittadine e ai cittadini che vivono nella paura, subiscono violenza, diretta e indiretta e che chiedono di potersi amare e vivere liberamente». Venturelli fa però notare che «i diritti non si fermano a suon di scrutinio segreto: noi ci rialzeremo ogni volta e combatteremo, a viso aperto, fino a quando il Paese non garantirà il pieno rispetto dei diritti Lgbtiq+. Avete vinto in Senato - chiude la consigliera Pd - perderete nel Paese». Sempre tra i dem, il sindaco di Spilamberto Umberto Costantini fa notare che «la rabbia scatenata sarà per loro un autogol. La mia generazione li spazzerà via più in fretta: politicamente parlando loro sono i dinosauri, noi il meteorite. Quanto hanno fatto ci dà più forza».

Posizione molto diversa per il centrodestra modenese: «Si riaffermano i valori delle famiglie tradizionali e della libera educazione - commenta il capogruppo in Comune della Lega Alberto Bosi - ma soprattutto prevalgono la libertà d’opinione e di coscienza, dunque è una vittoria. Ci siamo sempre opposti a questo disegno di legge - incalza Bosi - anche scendendo in piazza per esprimere la nostra forte contrarietà. Oggi non possiamo che essere contenti perché finalmente il buonsenso ha avuto la meglio su una proposta che avrebbe istituito il reato d’opinione e minato il primato educativo della famiglia, inserendo la teoria gender nelle scuole. Ci teniamo a ribadire che noi del gruppo Lega non eravamo né siamo contro la comunità Lgbt in sé, quanto piuttosto contro le criticità e le insidie di un disegno di legge per noi tutt’altro che prioritario. In primo luogo - aggiunge il capogruppo leghista - in un Paese come il nostro, privo di una vera e propria “emergenza transfobia”, non c’era bisogno di un provvedimento come questo: esistono già norme contro la violenza e le discriminazioni a tutela di tutti, al di là di identità e tendenze sessuali. Anzi, è esattamente creando leggi ad hoc per le minoranze che si stabiliscono differenze e discriminazioni: con il ddl Zan si sarebbe trasformata la comunità Lgbt in una sorta di categoria iper-protetta e privilegiata, peraltro in violazione dei principi costituzionali di uguaglianza e di libertà d’opinione».

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