L’ex assessore Marco Ferrari si candida a sindaco «Vorrei i civici»
«Mi piacerebbe un grande progetto per il bene del paese Avrà base Pd, ma con Diacci e Travasoni ho ottimi rapporti»
Serena Arbizzi
NOVI. Il centrosinistra ha scelto il proprio candidato per la corsa alle amministrative del 2022. Si chiama Marco Ferrari, è assessore a Concordia nella giunta di Luca Prandini ed è molto gradito sia al Pd, sia al mondo cattolico e del volontariato. La candidatura di Ferrari, 47 anni, farmacista alla “Santa Caterina” di via Pezzana a Carpi, non è ancora stata ufficializzata, ma sarebbe questione di poche settimane. Il progetto è quello di creare una grande civica che abbia come base il Partito democratico, quattro anni e mezzo fa uscito sconfitto dalle urne.
Ferrari, Novi ha visto una lista civica al comando negli ultimi quattro anni e mezzo: quale scenario prevede per i prossimi mesi, cruciali per le amministrative, rispetto alla sua discesa in campo?
«Il mondo cattolico e di centrosinistra è sempre stato parte della mia storia. Manca ancora l’ufficialità rispetto alla mia candidatura, ma posso dire che continuerò a essere inclusivo, a instaurare collaborazioni con più ambienti che sono sempre stati nel mio cammino».
Vuol dire che il centrosinistra collaborerà con la civica, nata in contrapposizione al Pd?
«Finché c’era chi teneva le fila della lista civica, come, ad esempio Gian Paolo Travasoni (uno dei fautori della civica “Noi”, che nel 2017 scalzò il Pd, ndr), quel soggetto riusciva ad avere un’identità precisa. Poi, una volta sparito l’entusiasmo iniziale, pian piano i pezzi si perdono lungo la strada. La civica alla quale pensiamo noi, invece, avrebbe come base solida un Pd che ha dovuto fare i conti, nel 2017, con una sconfitta bruciante. Adesso credo che possa essere una base compatta verso il civismo».
Qual è la sfida da vincere oggi?
«I rapporti con chi anima la civica, penso al sindaco Enrico Diacci, ma anche a Travasoni, sono sempre stati ottimi e quanto ho sempre cercato di fare è di essere disincantato rispetto alle logiche di partito. La volontà è quella di fare rinascere la voglia di politica e di partecipazione civile anche in chi non si è mai avvicinato a questi mondi. Il civismo è un mondo che va intercettato: a Novi ci sono tantissime associazioni di volontariato che svolgono un lavoro prezioso sul territorio. La sfida è quella di ottenere un dialogo tra tante realtà apparentemente distanti fra loro ma che possono avere molto in comune».
Novi è una realtà molto sfaccettata, composta anche da frazioni con identità precise
«Certo, è la volontà è quella di rafforzare il dialogo tra Novi, Sant’Antonio e Rovereto, per valorizzare le loro identità e le tante eccellenze che manifestano, e, al tempo stesso, metterle in contatto e farle comunicare l’una con l’altra».
Ritornerà a Novi, qualora dovesse essere eletto sindaco?
«Il progetto, dopo 15 anni, di ritornare a Novi c’è comunque. Anzi, la richiesta della mia candidatura è arrivata proprio in concomitanza con questa intenzione. A Novi, poi, ho già avuto esperienze amministrative: sono stato assessore ai Servizi sociali e al Personale nella giunta di Daniela Malavasi e ho ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio comunale durante il primo mandato da sindaco di Luisa Turci».
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