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Rimarrà in carcere il tesoriere della droga

Rimarrà in carcere il tesoriere della droga

Respinto il ricorso del 36enne: in casa aveva 160mila euro Ha tentato di “scaricare” tutte le responsabilità sull’amico

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VIGNOLA. Nella sua abitazione la squadra Mobile della polizia trovò 160mila euro, considerati il frutto dello spaccio di droga e cinque quaderni manoscritti con tutte le annotazioni degli affari. Nella casa però la droga non c’era ma soltanto perché era custodita a casa dell’amico Marcel Dudija, trasformata nel laboratorio del confezionamento. E non a caso lì gli investigatori vi trovarono 6,5 chili di cocaina e 37 chili di hascisc.

Ora, però, Erjon Kacani ha tentato – inutilmente – di farsi scarcerare o comunque di farsi alleviare la misura cautelare alla quale è sottoposto dal blitz di inizio aprile. L’uomo ha infatti tentato di prendere le distanze dal possesso della droga, scaricando sul compare ogni responsabilità della detenzione. La sua posizione si sarebbe ovviamente alleggerita se fosse risultato solo come il custode del denaro senza avere conoscenza del canale di approvvigionamento.

Ma anche per i giudici della Cassazione, così come quelle del riesame, tra Kacani e Dudija c’è totale sintonia e consapevolezza. Lo spiegano in una accurata motivazione in cui rigettano il ricorso del 36enne albanese e lo condannano anche al pagamento delle spese processuali oltre che al versamento di 3mila euro alla Cassa delle ammende.

«Già nei giorni precedenti la perquisizione domiciliare e il sequestro di ingenti quantità di stupefacenti e di una rilevante somma di denaro contante suddivisa in banconote di diverso taglio – annotano i giudici – i servizi di osservazione e pedinamento avevano constatato che i due si spostavano assieme, con la vettura in uso al Kacani, per incontrare diverse persone in luoghi isolati della provincia di Modena, adottando sempre percorsi diversi al fine di raggiungere le medesime destinazioni».

La collaborazione stretta è confermata dalle modalità di divisione della droga e del denaro nonostante i due amici, in sede di interrogatorio, abbiano tentato di fornire ricostruzioni contradditorie. E a testimonianza del fatto che si conoscessero bene e facessero affari trova un indizio in quello che avvenne nel 2018, a Modena, quando vennero arrestati insieme per l’illecita detenzione di cocaina. Ma Kacani e Dudija potevano anche contare su automobili che usavano a seconda delle esigenze e varie utente utenze telefoniche che si scambiavano. C’era feeling tra i due tanto che entrambi provarono a fuggire il giorno delle perquisizioni, ma la polizia fu più veloce di loro.

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