Gazzetta di Modena

Modena

la cassazione sul caso dell’avvocato 

Estorsioni insieme ai Casalesi Per Bitonti sfuma lo sconto di pena

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Ricorso inammissibile e nessuno sconto di pena in vista per le due estorsioni per cui è stato condannato con sentenza passate in giudicato. Per l’avvocato civilista modenese, Alessandro Bitonti, la Cassazione ha decretato non vi siano le condizioni per porre in continuazione i due episodi che l’hanno visto coinvolto insieme ad esponenti del clan dei Casalesi. I giudici, pur annotando come entrambe le condanne siano arrivate per vicende estorsive, analizzano anche che “la ricaduta nel reato e l'abitualità a delinquere non integrano di per sé il caratteristico elemento intellettivo (unità di ideazione che abbraccia i diversi reati commessi) che caratterizza il reato continuato”. Semplificando: non basta che Bitonti sia stato parte attiva in due episodi di estorsioni per mettere in continuazione il suo modo di vivere, ma sarebbero servite altre valutazioni che al momento il tribunale di Modena in sede esecutiva e la stessa Cassazione non ravvedono.

Si parla perciò di “autonoma insorgenza del proposito crimonoso”. Bitonti, infatti, fu prima protagonista di una vicenda che lo vedeva direttamente coinvolto per un acquisto di un’auto nel veronese. Pagò con degli assegni ma ritenendo di essere stato truffato inviò due intermediari in Veneto. Per tutta risposta venne schiaffeggiato all’ingresso del suo studio e allora si rivolse a Alfonso Perrone, esponente del clan dei Casalesi e suo cliente da qualche tempo. Risultato? Il cugino di Perrone, insieme ad altri, picchiò un intermediario. Ma l’organizzazione della “lezione” venne intercettata dagli investigatori che mandarono tutti a processo con relative condanne: in primo grado, Bitonti prese 2 anni e 2 mesi, vedendo cadere l’aggravante del metodo mafioso.

I fatti, commessi tra il 2008 e il 2009, vennero giudicati nel 2013 mentre in tribunale a Modena si preparava un altro processo per l’avvocato civilista e sempre per estorsione. Questa volta – come svelato da Alfonso Perrone – al centro della vicenda c’era un salone di bellezza intorno a cui ballavano diversi soldi. Bitonti venne condannato in abbreviato a 6 anni e 2 mesi insieme ad altri esponenti della criminalità campana, ben radicati nel Modenese.

La conoscenza con Alfonso “O’Pazzo” Perrone era uno degli elementi per cui il legale del civilista aveva chiesto il riconoscimento della continuazione che non è arrivata e con sé sfuma la rivalutazione complessiva della doppia condanna.

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