Gazzetta di Modena

Modena

«Fermare il centro-tamponi ha penalizzato solo la scuola»

P.D.

Il movimento ha inviato un documento ricco di riflessioni che chiedono spiegazioni sulle scelte dell’Ausl

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«Come mai in un contesto di stato di emergenza pandemica da Sars-Cov2 si è ritenuto chiudere il centro unico tamponi Pcr di Modena Via Minutara e gli altri in provincia in concomitanza con il “ponte di Ognissanti”?». E solo una delle tante domande che si pone Priorità alla scuola dopo la chiusura dei giorni scorsi del centro tamponi e dopo le ultime decisioni, ad esempio a San Prospero, di chiudere l’intera scuola e di proporre test a tappeto. Domande che vengono poste al direttore generale Antonio Brambilla con una lettera: «Ci chiediamo perché - trascorsi 20 mesi dall’inizio della pandemia, Ausl non è in grado di implementare il protocollo Rer per le scuole, ovvero garantire la tempestiva esecuzione del tampone Pcr di contact tracing? Dopo un avvio promettente (ed alcune situazioni encomiabili con esecuzione entro 24-48 ore) ci arrivano segnalazioni di tempi di attesa nella esecuzione e refertazione anche di 5-7 giorni. Quali gradi di discrezionalità vengono introdotti nell’applicazione di criteri di restrizione massima, quali ad esempio la chiusura di un intero plesso scolastico a fronte di poche positività? Perché non vengono al contrario adottati gradi di discrezionalità in senso opposto, ad esempio non considerando contatti stretti studenti delle medie superiori con DPI, metro buccale e aerazione costante?».

«A fronte di queste domande e osservazioni chiediamo la creazione di una corsia preferenziale per le scuole nel centro tamponi aperto 7 giorni su 7 con tamponi da eseguirsi nelle 24-48 ore successive dall’apertura dell’Evento. Auspichiamo una dimostrazione nei fatti della priorità che Ausl riservi alla scuola che eradichi la pratica della didattica a distanza, dell’isolamento preventivo, dei criteri discrezionalmente sempre più restrittivi (che si applicano solo sulla scuola!) giacché come dimostrato ormai da diversi studi, produce effetti negativi sul benessere sociale, psicologico ed educativo delle giovani generazioni».

P.D.

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