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LE ORIGINI DEL MITO 

«Mescolavano con il badile le figurine poi le famiglie le imbustavano a mano»

«Mescolavano con il badile le figurine poi le famiglie le imbustavano a mano»

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L’idea delle figurine fu di Giuseppe, a cui si unì subito Benito. Il senso di famiglia e fratellanza riunì presto tutti. «Una delle mie zie si era trasferita a Maddaloni per lavorare in un salumificio e tornò a Modena. Lo zio Umberto rientrò dal Venezuela per partecipare all’avventura familiare». La storia racconta che fu lo stesso Giuseppe a richiamarlo con una lettera. Diceva, profeticamente: “L’America è qua”. Aveva ragione. La fortuna non era al di là dell’Oceano ma a Modena dove nel 1961 prese vita la prima collezione Calciatori Panini. La storia è nota, scolpita a suon di album, scambi dopo logoranti trattative e, per quasi tutti i ragazzini, anche scatole di doppie dimenticate in qualche cassetto. Sempre con quel buco nero chiamato Pizzaballa, portiere dell’Atalanta, introvabile nell’anno di grazia (calcistica) 1963/64. Si accumularono leggende. «No – scherza Antonio Panini, figlio di Giuseppe –, non è vero che le avevo tutte io in un cassetto. La figurina c’era, posso giurarlo. C’è chi dice che, essendo il portiere dell’Atalanta, la prima squadra in ordine alfabetico, e lui il numero 1, fosse per questo introvabile, ma statisticamente non sta in piedi. Il fatto è che allora il metodo di miscelazione delle figurine era rudimentale. Si mescolavano con il badile. Poi si portavano da alcune famiglie che le smistavano e imbustavano a mano. Per cui, nonostante le raccomandazioni di non mettere due figurine uguali nella stessa busta, il metodo era casuale. Chissà, forse sono finite tutte in poche zone d’Italia. Con il ritorno di mio zio Umberto dal Venezuela furono adottati metodi più industriali...». Già, perché tutti i fratelli parteciparono a questo pezzo di storia italiana. «La famiglia è sempre stata unita – racconta Antonio –. Adesso siamo 28 cugini e abbiamo 50 figli. A Natale siamo una marea. Tranne lo scorso anno, per via del Covid, non ne abbiamo mai saltato uno. Questo senso della comunità ce l’hanno trasmesso i genitori. Non lo perderemo».

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