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Rossini del popolo della famiglia 

«Regole rigide per la scuola, poi ammassati in discoteca»

«Regole rigide per la scuola, poi ammassati in discoteca»

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«Le immagini apparse sulla stampa locale che ritraggono i giovani ammassati nelle discoteche per Halloween devono fare riflettere»: sono queste le parole di Elisa Rossini, consigliere comunale Popolo della Famiglia. La stessa che aggiunge: «Non è sensato ripartire con le feste se prima non si pensa alla scuola e all’attivita sportiva».

«Dobbiamo ricordare – continua l’intervento – che gli adolescenti non possono accedere alle attività sportive in assenza di green pass e che devono indossare a scuola le mascherine». Ciò comporta, secondo Rossini, alcune problematiche per i giovani: «Da un lato la difficoltà nel fare sport per i ragazzi non vaccinati essendo i tamponi a pagamento ed avendo gli stessi una durata temporale limitata». A questo, poi, si aggiunge «il dover indossare per molte ore di seguito la mascherina durante le attività scolastiche».

Per questi motivi la consigliera vuole sottolineare: «A tal proposito sarebbe a mio parere molto importante non limitare l’attività sportiva che rappresenta per i giovani adolescenti un momento di socializzazione, oltre che un fattore essenziale per la loro salute fisica e psichica. Si dovrebbe, in altre parole, dare priorità alla ripresa delle attività formative della personalità degli adolescenti, delle attività essenziali per la loro crescita armonica».

Continua Rossini che punta nuovamente la lente di ingrandimento sulla notte di Halloween: «Non è sensato ripartire con le feste in discoteca se prima non si riparte con le attività sportive per tutti i ragazzi, in possesso o no del green pass, e se prima non si pongono le condizioni perché a scuola sia garantito un distanziamento tale da far sì che, una volta a sedere nei loro banchi, i ragazzi, vaccinati e non vaccinati, possano togliersi la mascherina. Ricordiamo sempre che il vaccino, misura assolutamente essenziale per superare la pandemia, non è obbligatorio e che la non gratuità dei tamponi comporta una inevitabile discriminazione tra chi può pagare e chi no», conclude Rossini.

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