Villa confiscata alla mafia, non c’è il gestore
Al bando ha partecipato una sola associazione che non ha però fornito le garanzie. Il Comune ci riprova rivedendo i criteri
Stefania Piscitello
Maranello. Solo un’associazione ha risposto all’avviso pubblico per l’affidamento della gestione della villa confiscata a Fogliano. Neppure la proroga dei termini del primo bando pubblicato a settembre è stata sufficiente. Al Comune è arrivata una domanda che però non ha raggiunto il punteggio necessario all’assegnazione.
E così ieri è stato pubblicato un altro avviso con scadenza il 24. La villa venne confiscata alla famiglia ‘ndranghetista dei Pelaggi nel 2014; dopo un percorso tortuoso il Comune di Maranello è riuscito ad ottenerne l’assegnazione dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.
E per la proprietà ha studiato un progetto di riutilizzo sociale per offrire un’occasione di riscatto a donne fragili, che stanno seguendo un percorso di formazione che le porterà a lavorare il quello che diventerà un Rooms and Breakfast. Sulla villa sono stati eseguiti interventi di riqualificazione, grazie anche a importanti contributi regionali, che hanno totalmente rinnovato la struttura, rendendola pronta a diventare una struttura ricettiva. La partenza in una fase iniziale non è stata semplice, come del resto avviene spesso quando si parla di beni confiscati; l’individuazione di una ditta che volesse occuparsi dei lavori non è stata immediata, ma dopodiché tutto è andato avanti senza intoppi e oggi sulle colline di Maranello c’è un edificio a cui manca essenzialmente solo un gestore.
Il Comune è ottimista: «L’affidamento di un bene confiscato da parte di un ente locale – commenta il vicesindaco e assessore alla legalità Mariaelena Mililli – non è mai un’operazione facile, è vero. Ma nelle ultime settimane diversi enti, associazioni e cooperative si sono interessate al bene confiscato, anche chiedendo di effettuare sopralluoghi. Poi probabilmente non sono bastati agli interessati i tempi concessi dal primo bando per poterne discutere tra loro, studiare e mettere nero su bianco un piano economico coerente con le nostre richieste. E senz’altro hanno avuto un peso le incognite dovute alla pandemia».
Al primo bando si è presentata una realtà associativa con molta esperienza nel terzo settore: il piano economico presentato non dava però sufficienti garanzie. «Abbiamo già pubblicato un altro bando, nel quale sono stati limati alcuni dettagli tecnici e che dopo il nuovo finanziamento regionale è stato aggiornato sulla possibilità di ampliare la formazione di chi lavorerà nella struttura. Nel nuovo bando è stato confermato il concetto di co-progettazione tra Comune e affidatario: un criterio che consente una maggiore tutela del bene confiscato».
Insomma, c’è serenità circa il buon esito del progetto: «Lo abbiamo impostato per poter ottenere più garanzie possibili sulla qualità e sulla solidità della gestione da parte dell’ente cui verrà affidato. Se per ricevere una proposta basata su un piano economico adeguato serve un po’ più di tempo, allora è un prezzo che paghiamo volentieri. I dettagli possono risultare decisivi per la riuscita di un progetto e vanno curati in questa fase, non quando sarebbe troppo tardi».
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