Il Consiglio si spacca sulla rivolta in carcere
CASTELFRANCO. La solidarietà ai detenuti unisce, non quella agli agenti. La rivolta al Sant’Anna diventa un caso tra i banchi dell’ultimo Consiglio. La concordia sui progetti rieducativi nella casa di reclusione di Castelfranco diventa scontro aperto sui fatti dell’8 e 9 marzo 2020 nel carcere di Modena. Idee in Comune e Partito democratico presentano un ordine del giorno senza un esplicito riferimento all’archiviazione del caso e nemmeno ai ricorsi in atto. «I fatti sono stati archiviati in maniera sbrigativa e superficiale dalla magistratura – sostiene in aula Pier Francesco Fabbri (Idee in Comune), primo firmatario dell’ordine del giorno – che ha abdicato al suo ruolo». La miccia è accesa, le opposizioni insorgono. «Le parole riferite al lavoro della magistratura sono ributtanti», critica Enrico Fantuzzi, consigliere della Lega. Lega e Liberi di Scegliere emendano l’ordine del giorno, inserendo i punti mancanti e la richiesta di solidarietà agli agenti di Polizia Penitenziaria feriti. L’emendamento è bocciato e Fantuzzi lascia l’aula con Modesto Amicucci (Liberi di Scegliere). «Non posso accettare di votare contro la magistratura, contro la dignità della Polizia Penitenziaria», la posizione di Amicucci, oltre trent’anni di carriera nelle forze dell’ordine. «Il tema non è carcerati contro forze dell’ordine», la cucitura di Alessandro Salvioli (Pd), firmatario dell’ordine del giorno. Il filo però non regge: lo strappo in aula s’è già consumato. Il dibattito continua a distanza. «Due forze di opposizione sono uscite dall’aula al momento della votazione – ribadisce Fabbri – adducendo motivazioni strumentali e fuorvianti». «Se la maggioranza è solidale alla Polizia Penitenziaria, perché non ha accettato il nostro emendamento? – domanda Amicucci – Lo è a parole, non nei fatti».
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