«Incendio a San Cataldo: non è una baraccopoli ma un rifugio di poveri»
«Stiamo per entrare nel periodo più freddo dell’anno che vede già impegnati i Servizi sociali, accanto alle associazioni di volontariato, per portare aiuto alle persone più fragili, in difficoltà e senza fissa dimora. Quindi, per favore, non usiamo con leggerezza la parola “baraccopoli”: un essere umano che dorme al freddo, sott’acqua, nella boscaglia è semmai una tragedia». Lo ha osservato l’assessore Andrea Bosi rispondendo, durante il Consiglio, all’interrogazione illustrata da Piergiulio Giacobazzi di Forza Italia. Facendo riferimento all’incendio del 20 settembre di alcune baracche abusive nella boscaglia limitrofa alla nuova diagonale dietro al Cimitero di San Cataldo, «abitate da persone di origine extracomunitaria», il consigliere ha definito «sconcertante l’esistenza di baraccopoli a Modena». E ha affermato che «quello che in prima battuta sembrava un incendio fortuito, parrebbe in realtà causato da un corto circuito che ha interessato un allacciamento fraudolento di una delle baracche ai pali dell’illuminazione pubblica». L’assessore Bosi ha spiegato che sono stati riscontrate manomissioni alla base di un palo dell’illuminazione pubblica, ma nessuna prova concreta di allacciamenti abusivi collegati al giaciglio che quindi può essere andato a fuoco per diverse cause. Anzi, in un intervento della Sala operativa non è stato rilevato alcun allacciamento. Ha, inoltre, confermato che la situazione legata all'esistenza di giacigli di fortuna in quell’area era stata oggetto di richieste d’intervento due volte e che, per fortuna, non si ha notizia di persone coinvolte né tantomeno rimaste ferite nell’incendio. Sul caso indaga la polizia. «Indagini che sono ancora in corso», ha continuato Bosi accennando a «un'unica persona che stabilmente viveva in quel giaciglio, contattata più volte dai Servizi sociali senza esiti positivi».
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