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Modena. «Alcol ai minori? Non glielo diamo, ma loro mandano avanti gli amici»

I negozianti del centro dopo l’episodio della 13enne: «Sono i più grandi a comprare». Giacobazzi (FI): «Serve un giro di vite»


10 novembre 2021 Gabriele Farina


Modena. «Non diamo alcol ai minori. Il vero problema? Sono gli adulti». Al parco Novi Sad le ubriacature dei giovanissimi non lasciano indifferenti gli esercenti. Semmai, li fanno sentire inermi. «Purtroppo, è un problema che riguarda tutte le zone della città», rimarca un cliente. Le Procure di Modena e dei Minori hanno chiuso il caso sulla tredicenne soccorsa sabato sera dalle guardie zoofile e dagli agenti di polizia locale. «La minore era in stato di ebbrezza - scrivono i procuratori Luca Masini e Silvia Marzocchi - e per questo è stata condotta al pronto soccorso ospedaliero, ove è stato accertato l’abuso etilico della giovane». Sorge dunque la domanda: come hanno fatto i giovanissimi a procurarsi l’alcol? La legge 48/2017 stabilisce il divieto di vendere e somministrare sostanze alcoliche ai minori di diciotto anni. Se il minore ha meno di sedici anni si configura un reato, punibile con l’arresto fino a un anno secondo l’articolo 689 del codice penale. Il primo comma dell’articolo 45 regolamento di Polizia urbana (aggiornato al 10 giugno 2021) riporta il limite precedente dei 16 anni. «È fatto obbligo agli esercenti di attività commerciali di qualsiasi genere e natura di informare l’utenza dei divieti di somministrazione, vendita e cessione di alcolici ai minorenni - la specifica nel comma seguente - attraverso l’apposizione di avvisi o cartelli informativi apposti all’ingresso degli esercizi. Negli esercizi divisi in reparti l’avviso o cartello dovrà essere esposto anche nell’area destinata alla vendita delle bevande alcoliche».

Gli esercenti incontrati lungo il percorso rispettano la misura. «Non vogliamo problemi e non li andiamo a cercare», il commento dall’altro lato del bancone al bar Stadio. Esiste però un problema logistico. I minorenni possono domandare a un amico maggiorenne di acquistare le sostanze alcoliche, attendendo anche lontano dalle attività. «Non possiamo controllare quanto accade oltre la porta», il commento rassegnato dal bar Stadio. Nell’attività non si segnalano documenti falsi. Vi è stato semmai chi, alla richiesta di documenti, ha girato i tacchi. I negozi di alimentari di via Fontanelli e dintorni negano di aver avuto problemi e garantiscono il rispetto delle regole. Un’omologa attività di via Fonteraso ha conosciuto invece sia tentativi di furto sia l’espediente dell’amico più grande. «I più grandi sono complici, ma anche la società lo è», si sfoga un dipendente di un’attività commerciale tra la Pomposa e il Novi Sad. L’invettiva prosegue contro i genitori e la scuola. «Servirebbe più educazione per i ragazzi - conclude il dipendente - devono comprendere che c’è un limite al divertimento».

Nel frattempo, a chiedere più controlli è Piergiulio Giacobazzi, capogruppo di Forza Italia in Comune: «Oggi - spiega - esiste un enorme problema legato al consumo e alla s-vendita di alcolici a minorenni in centro storico, al sabato sera, da parte di negozi alimentari cosiddetti “etnici”. Non si può dimenticare il caso della giovane che alcuni mesi fa, dopo avere acquistato superalcolici in un negozo del centro, rischiò la vita al Parco ducale. Non si sono più ragioni per non procedere con uno stretto giro di vite: è necessario fare tutto quanto è possibile per evitare che i minorenni abbiano accesso all’alcol quando trascorrono il loro sabato in centro. E ciò può essere fatto agendo dove sta il problema - chiude - ovvero vietando, nei negozi alimentari di vicinato aperti anche fino alle 22, la vendita di alcolici alle 18. Unendo a ciò controlli straordinari nelle serate in cui la presenza, anche di minori, è maggiore».
 

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