Ferrari, Panini e Barilla: le dinastie con un’idea vincente dell’Emilia
l’evento
giovanni medici
«Provinciale e artigiano sono un complimento per noi emiliano-romagnoli. Tenacia e orgoglio per le nostre origini rendono possibili storie come queste». Il giornalista e conduttore televisivo Marino Bartoletti ha spiegato così l’altra sera all’Auditorium Ferrari di Maranello genesi e successi mondiali di aziende familiari come Ferrari, Panini, Barilla, nel corso di un incontro promosso dal Rotary Club di Sassuolo e patrocinato dal Comune. Sul palco, davanti a oltre un centinaio di persone, Antonio Panini, figlio di Giuseppe, e Paolo Barilla, vicepresidente dell’omonima azienda parmigiana.
Oltre a Bartoletti, che ha appena pubblicato un libro, “La cena degli dei”, il cui protagonista è Enzo Ferrari, c’era il giornalista Leo Turrini a fare da “agente provocatore”. Ferrari, Panini e Barilla tre aziende che, grazie all’intuito e alle straordinarie capacità imprenditoriali dei fondatori e di chi li ha poi rilevati. Partendo da una famiglia di genitori e otto figli, come i Panini (originari di Pozza) o da una panetteria di Parma nata alla fine dell’800, come i Barilla. O dal genio di Enzo Ferrari, arrivato a Maranello nel 1943. Tre famiglie in qualche modo “imparentate”.
Giuseppe Panini venne assunto da Ferrari come garzone della fucina in fonderia «ma licenziato perché venne sorpreso dall’Ingegnere – ha spiegato il figlio Antonio - a fare il suo lavoro seduto su un bidone».
Paolo Barilla, che ha vinto una 24 Ore di Le Mans nel 1985 e corso in Formula Uno con Minardi nel 1990, proprio da Ferrari venne catechizzato affinché non si avvicinasse al “circus”.
«Mi accomodai nel suo ufficio qui a Maranello, parlò solo lui per venti minuti dicendomi che la Formula Uno era il più terribile degli ambienti. Non gli diedi ascolto», ha ricordato Barilla.
Sollecitati da Bartoletti (all’Auditorium con una copia del primo album Panini dei calciatori 1961) e da Turrini, Barilla e Panini hanno parlato per un’ora di tanti argomenti, Maneskin compresi.
E della Ferrari di oggi, che non vince più. «Ho visto gli attuali vertici del Cavallino ad un Gran premio guardarsi sia a destra che a sinistra nella corsia box. Segno che questo non è il loro ambiente, chi frequenta il circus – ha chiosato Turrini - sa che basta guardare a sinistra».
Ma sono ancora attuali storie familiari e imprenditoriali come quelle raccontate l’altra sera, esempi di una Icon Valley, come titolava l’incontro?
«Queste vicende sono inconcepibili al giorno d’oggi ma ci parlano di un grande senso di appartenenza, al territorio e alla famiglia, di tempi nei quali il suggello del successo non erano le vacanze alle Maldive ma una grande cena in campagna con i dipendenti. Noi Panini ogni anno a Natale – ha detto Antonio – ci ritroviamo e siamo un centinaio. Otto fratelli, 28 figli-cugini, e poi decine di nipoti e ora i pronipoti. Quando nel 1988 mio padre e i suoi fratelli decisero di vendere all’inizio non capii poi, a fronte di una successione che sarebbe stata molto complicata, ho compreso la loro scelta».
«Mio padre nel 1971 vendette l’azienda ma per anni rimase scontento. Si rifece solo quando riuscì a ricomprarla», ha concluso Paolo Barilla.
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