I Lidi Ferraresi accusano «È un esproprio ma non ci arrendiamo»
Katia Romagnoli
LIDO ESTENSI. Mondo degli operatori balneari in fermento, dopo che la pronuncia del Consiglio di Stato che ha annullato l’estensione delle concessioni demaniali al 2033, fissandone anticipatamente la scadenza al 2023 e spianando la strada alle gare a evidenza pubblica.
Per Giuseppe Carli, presidente provinciale Sib-Confcommercio e presidente della cooperativa dei bagni di Porto Garibaldi, «è stato un fulmine a ciel sereno. Non è previsto in nessun Paese del mondo che la magistratura si sostituisca al Parlamento: non devono essere i giudici a fare le leggi. Qui si va incontro all’espropriazione del lavoro, si va contro alla nostra Costituzione». «I nostri sono beni e non vanno concepiti come servizi. Io non gestisco un ospedale o un laboratorio – incalza Carli – e quando ho acquistato il Bagno nel 1996, per legge scattava il rinnovo automatico delle concessioni demaniali. Adesso almeno sia previsto un rimborso danni o un indennizzo». Il settore degli stabilimenti balneari occupa in tutta Italia circa un milione di persone, comprendendo l’indotto, mentre ai Lidi il solo costo annuo dei canoni demaniali oscilla fra i 7mila e i 20mila euro (in base alla superficie di ombreggio).
Manifesta grande disappunto anche Luca Callegarini, funzionario provinciale di Confesercenti e presidente della cooperativa degli stabilimenti balneari di Lido Volano, dato che «ci sono associati che avevano già ottenuto l’estensione della concessione al 2033 e se la vedono ora decurtata al 2023. Gli operatori sono avviliti. Cessioni d’azienda ed investimenti restano al palo».
Dopo la doccia fredda, tra venerdì e sabato il coordinamento regionale che raggruppa le cooperative dei balneari dal Lido Volano a Cattolica e tutte le associazioni di categoria, si riunirà in videoconferenza, «per vedere le strategie da portare avanti. Spero che il presidente della Regione, Bonaccini, si faccia carico – conclude Callegarini – di questo problema, a livello governativo».
Lamentando le lentezze della politica, nonostante sollecitazioni ultra ventennali, iniziative, progetti e manifestazioni, Nicola Ghedini, presidente provinciale dei balneari di Cna, eccepisce che «in sede di gara dobbiamo risultare meno appetibili per altri. Va percorsa una strada nuova, che ci porti ad avere percorsi più semplificati, su come arrivare al 2023 con regole che possano tutelare gli attuali concessionari. Ora il Governo ci deve ascoltare. Sarebbe il caso – aggiunge Ghedini – che le associazioni di categoria facessero squadra e quadrato, per aprire un confronto qualificato con il governo a tutela delle nostre realtà e dei nostri investimenti».
Nicola Spinabelli, presidente della Cesb (Estensi e Spina) osserva come «il Consiglio di Stato non può decidere sulla data di scadenza delle concessioni demaniali. Negli anni sono mancati i criteri attuativi della legge 145/2017, la nostra posizione nel decreto Milleproroghe è stata stralciata, ma dopo aver tirato un sospiro di sollievo, esce il coniglio dal cappello. Ora tutti gli uffici legali spulceranno – rimarca Spinabelli – tra i contenuti delle 26 pagine della sentenza. Poi si vedrà».
Duro, infine, è l’affondo di Luana Guietti, segretaria nazionale di Donnedamare, dato che «aspettiamo risposte da 12 anni dalla politica, e continueremo con gli incontri. Sono a rischio le compravendite di Bagni. Chi oggi acquista un Bagno deve mettere a disposizione la propria casa per accedere a finanziamenti...».
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