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«Ster, nessuna truffa del sisma: assolveteli»

F.D.
«Ster, nessuna truffa del sisma: assolveteli»

Procura e difesa condividono: l’azienda che produce piadine aveva diritto al rimborso per un macchinario distrutto nei crolli

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SAN FELICE. Un’ispezione effettuata dalla Guardia di finanza («Forse per la segnalazione di qualcuno», ha insinuato l’avvocato difensore Henrich Stove) aveva poi portato la struttura commissariale a revocare circa mezzo milione di euro dal contributo per la ricostruzione. E così l’entusiasmante rinascita della Ster, azienda specializzata nella produzione di piadine e prodotti alimentari, aveva trovato un inatteso ostacolo nella ripartenza post terremoto. Ne era seguito anche un procedimento penale con tre imputati che ormai volge al termine e che, stando alle valutazioni di Procura e difesa, non fa emergere tentativi di truffa. Entrambe le parti, infatti, hanno chiesto l’assoluzione per i titolari dell’impresa che subito dopo le scosse di maggio 2012 investì 3,5 milioni di soldi propri per ripristinare l’attività e far tornare al lavoro nell’immediato circa 25 operai.

«Soldi della proprietà – ha detto l’avvocato Stove – investiti ben prima che arrivassero le ordinanze per il rimborso dei beni distrutti nei crolli». E proprio uno di questi beni – un vecchio macchinario non più dedicato alla produzione alimentare ma tenuto in azienda come scorta e sfruttato per le prove di cottura – era stato considerato vetusto e spento da anni. Schiacciato dalle macerie non poteva essere rimborsato: fu la tesi iniziale della Procura, che nel corso delle udienze ha evidentemente cambiato idea. «Abbiamo sentito molte cose errate nel corso del processo – ha riepilogato Stove – Prima ci dissero che il macchinario non era più funzionante, poi che doveva essere utile solo alla fase alimentare e poi che essendo di scorta non serviva più».

A distanza di anni la Ster ha invece ottimizzato la produzione, non ha ricostruito il corpo “C”, quello dove si trovava il vecchio macchinario, ma ha condensato tutto in uno spazio aziendale che ora conta su una linea di altissimo livello tecnologico. «È stato fatto tutto con un continuo rapporto con la Regione – ha rimarcato la difesa con l’avvocato Alessandro Tusberti – Fin dai primi giorni c’erano professionisti che hanno effettuato perizie asseverate. Non è stata la famiglia Golinelli a spingerli a dichiarare il falso altrimenti ci troveremmo qui a processare uno di quei tecnici e non la proprietà. Da imprenditori seri si sono affidati a dei tecnici che hanno fatto le loro valutazioni e li hanno indirizzati».

F.D.

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