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Vertenza Italpizza: Cgil e SiCobas chiedono rispetto degli accordi 2019

G.F.
Vertenza Italpizza: Cgil e SiCobas chiedono rispetto degli accordi 2019

Ieri la protesta davanti alla sede aziendale di San Donnino «Tutti i lavoratori devono passare alle dirette dipendenze»

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«Italpizza: se il profitto vuoi fare, i lavoratori devi pagare». Il cartello riassume le rivendicazioni di centinaia di lavoratori. Oltre duecento persone presidiano l’ingresso dello stabilimento di San Donnino, sede di Italpizza. I lavoratori rinunciano a una giornata di lavoro per manifestare dalla notte a San Donnino. A supportarli i sindacati Cgil e Si Cobas.

«L’azienda ha fatto in questi anni tanti profitti – interviene Cesare Pizzolla a nome della segreteria modenese della Cgil – anche perché i lavoratori hanno avuto condizioni salariali e di diritti non adeguate».

Si Cobas mostra una prospettiva simile. «L’azienda ha aumentato nell’ultimo anno di sette milioni di euro i propri utili – osserva Marcello Pini, coordinatore sindacale per Modena – Parallelamente ha licenziato circa cento persone».

Cgil e Si Cobas alzano la voce all’indomani delle rassicurazioni fornite da Cisl e Uil. Gli ultimi due sindacati confidano nel rispetto dell’accordo siglato il 17 luglio 2019, pronti a sedere al tavolo per nuove forme di flessibilità.

«L’azienda sta chiedendo di mantenere per ulteriori ventiquattro mesi i lavoratori a un livello più basso – critica Pizzolla – Inoltre Italpizza vincola l’applicazione del contratto 2019 a un nuovo accordo sulla flessibilità. Potremmo anche essere d’accordo in termini sostanziali, ma non possiamo vincolarlo all’accordo né sottostare a un ricatto».

I lavoratori alternano braccia incrociate a “bravi” urlati tra ironia e rabbia verso la proprietà e i colleghi che hanno scelto di non scioperare. Intanto il traffico è rallentato sia da via Vignolese sia da strada Gherbella. Ai modenesi è chiesto di pazientare, come i lavoratori. «Già un mese fa dicevamo che i ritmi di lavoro sono diventati massacranti, che l’accordo non sarebbe stato rispettato – aggiunge Pini – e che si preparavano licenziamenti. Nonostante l’aumento di fatturato, Italpizza prende soldi dall’Inps per pagare casse integrazioni. Ci è stato risposto che è tutto a posto. Abbiamo la conferma, anche da parte della Cgil, che non è così».

Cgil e Si Cobas concordano sulla strada: rispettare l’accordo del 2019.

«Tutti i lavoratori devono passare il primo gennaio 2022 alle dipendenze di Italpizza – ribadisce Pizzolla – Non ci devono essere discriminazioni per malattie, infortuni e maternità. Va applicato il contratto nazionale integrale degli alimentaristi senza pensare di fare ulteriori deroghe a livello di inquadramento». I lavoratori di cui si domanda il passaggio sono i circa quattrocentosettanta in forza alla cooperativa Evologica.

«L’unica soluzione è applicare il contratto alimentare per tutti – fa eco Pini – e che vengano assunti tutti. Nell’accordo si parla di 476 persone da internalizzare, ma ci sono seicento operai in tutto. Circa duecentocinquanta sono dipendenti di Aviva, l’altra cooperativa di cui non si sa quale sia il destino». Il tema è stato portato in Parlamento da Stefania Ascari, deputata del Movimento 5 Stelle, che ha domandato al governo l’invio di ispettori per fare luce sulla vicenda.

«Ci spaventa che l’azienda non rispetti l’accordo», insiste Pizzolla. Si Cobas aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione, legato all’innovazione. «Lo sviluppo tecnologico non porterà benefici ai lavoratori – teme Pini – ma li “eliminerà”. Se non avremo risposte, continueremo con le mobilitazioni sperando che Cgil tenga ferma la posizione e continui a mobilitarsi. È il modo per risolvere la questione».

G.F.

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