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Gli Ologramma davanti al Papa Frison: «Sembrava impossibile»

Gabriele Farina

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Gabriele Farina

«Un intreccio di emozioni, sentimenti, sogni». Roberta Frison è la “mamma” di Ologramma. Il gruppo musicale fa dell’inclusione la propria forza. L’impegno in parole e note degli oltre quaranta componenti è giunto fino alle orecchie di Papa Francesco. Mercoledì 1° dicembre alle 9,15 il gruppo diretto da Frison si esibirà alla Sala Nervi del Vaticano davanti al pontefice. La convocazione una sorpresa che rinsalda la determinazione del gruppo.

Direttrice, cosa avete provato?

«Sembrava impossibile. È stato un momento difficile da tradurre con il semplice termine “emozione”. Il Papa è una persona che stimo tantissimo e che sta compiendo passaggi storici unici».

Tutto nasce con la battuta “Potremo pensare di suonare davanti al Papa” da lei pronunciata a gennaio al teatro Storchi. Il passaparola da Carla Mazzola al vescovo don Erio Castellucci ha portato frutto. Il vescovo ha consegnato al Papa il vostro libro “Le parole della musica”.

Come rivive questo cammino?

«Sono momenti magici, in cui condividi il percorso con persone di una comunità allargatasi tantissimo. Il nostro progetto è condiviso da oltre quaranta ragazzi e va avanti da più di dieci anni. Il nostro libro sarà anche oggetto di una docufiction. Quando ci è stato comunicato ci sembrava surreale, fantascientifico».

Meglio restare sulla Terra: il primo dicembre c’è un evento in Vaticano che vi aspetta. Emozionati?

«Già ora si percepiscono tante emozioni nelle prove in sede. È bello vedere gli sguardi, la carica, la partecipazione musicale. Siamo alla scelta dei testi: abbiamo pensato che il Papa è argentino e quindi gli faremo un omaggio. La scaletta sarà una sorpresa».

Sui social vi definite un “attrattore di bontà”. In che senso?

«Siamo tutti volontari che si mettono in gioco, facendo riscoprire le potenzialità e le risorse delle persone. Anche chi ci ascolta per la prima volta percepisce il nostro donarci, il rispettare i presupposti dell’inclusione e la qualità della vita. A nessuno è richiesto di fare più del possibile, ma tutti condividiamo il benessere, il rispetto della persona, l’essere visti e accettati per la propria essenza».

L’idea “pontificia” è maturata al concerto per la Giornata della Memoria. Quanto è importante la memoria oggi?

«Innanzitutto, ringraziamo il sindaco Gian Carlo Muzzarelli che ci ha sempre accompagnato e sostenuto. In apertura allo Storchi abbiamo ricordato il genocidio nazista “Aktion T4”. La memoria per noi è importantissima. Nel 2022 tornerà l’appuntamento che portiamo avanti da sette edizioni, magari in uno spazio ancora più grande del Monzani. Ricorderemo la Shoah e tutti i genocidi del Novecento».

«Ricordare è stare attenti», rimarca il pontefice. Cosa ammira in Francesco?

«È una persona che senti come tale con tutte le fragilità. Una persona a cui avvicinarsi nella sofferenza e nella gioia. Sogno di vedere una nostra bambina, Zoe, avvicinarsi al Papa con un passo di danza».

Viaggiamo avanti nel tempo e pensiamo al ritorno. Quale tesoro avrete dall’esperienza capitolina?

«Mi aspetto una carica, una voglia di fare, un’energia incredibili. Il momento darà un senso al nostro aver creduto al progetto e all’averlo portato avanti nonostante tutte le difficoltà. Momenti così ti riempiono di gioia e ti fanno percepire ancora di più i cambiamenti nei ragazzi, che acquisiscono competenze come le loro famiglie».

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