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Maxi impianto di rifiuti, i giudici dicono “no”

F.D.
Maxi impianto di rifiuti, i giudici dicono “no”

La Pico Bioenergy voleva lavorare 40mila tonnellate di scarti organici. Il vice sindaco Budri: «Avevamo ragione noi» 

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MIRANDOLA. Va al Comune il primo round per il discusso impianto di biometano che la Pico Bioenergy voleva realizzare in via Nocedella. Il Tar, infatti, ha bocciato la domanda cautelare presentata dalla società. Nell’atto si ambiva ad ottenere una sospensiva di tutti i provvedimenti che negavano la costruzione di un impianto capace di lavorare circa 40mila tonnellate annue di rifiuti organici. Ma le istanze della Pico Bioenergy non hanno trovato spazio tra i giudici che hanno invece valutato credibili le valutazioni di Regione Emilia Romagna, Arpae, Provincia di Modena, Ausl, Soprintendenza e Comune di Mirandola, tutte unite nel sostenere i motivi del diniego già esplicitati in fase di Conferenza dei Servizi.

«Si ritiene – scrive il Tar nel motivare la bocciatura – ad un sommario esame, di non poter apprezzare favorevolmente le esigenze cautelari attesa sia la carenza di sufficienti profili di fondatezza del ricorso che del “periculum in mora”; considerato, in particolare, che: il progetto di impianto oggetto del procedimento autorizzatorio unico, di produzione di energia da fonti rinnovabili, risulta essere pacificamente alimentato da Forsu, ovvero da frazione organica di rifiuti, si da essere inevitabilmente soggetto diversamente da quanto argomentato dalla ricorrente anche alla disciplina prevista per gli impianti di trattamento dei rifiuti; non vi è conformità alla pianificazione territoriale regionale, provinciale e comunale come diffusamente indicato nei provvedimenti impugnati e nelle stesse memorie difensive depositate in giudizio».

La società Pico dovrà anche pagare le spese processuali, quantificate in mille euro per ogni amministrazione resistente.

«Il respingimento dell’istanza cautelare, al momento, ci lascia pienamente soddisfatti – commenta il vice sindaco di Mirandola, Letizia Budri – soprattutto per le motivazioni che il Tar ha esplicitato nell’ordinanza. Il riconoscimento della mancata conformità dell’impianto ai vari livelli di pianificazione territoriale, in primis, e il fatto che l’impianto, pur essendo considerato un impianto di produzione di energia da fonte energetica rinnovabile e come tale incentivato dallo Stato, utilizzando la frazione organica del rifiuto solido urbano, deve rispettare anche la disciplina di trattamento dei rifiuti. Precisamente i motivi per i quali il Consiglio comunale aveva espresso il proprio parere contrario alla variante urbanistica. Vedremo ora se e come andrà avanti il ricorrente». Perché l’ipotesi di appellarsi al Consiglio di Stato non è un’ipotesi remota.

F.D.

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