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Detenuti per reati sessuali: un protocollo per recuperarli

Paola Ducci
Detenuti per reati sessuali: un protocollo per recuperarli

A Modena il primo accordo per un trattamento psicologico sul modello norvegese La psicologa Pifferi: «Le persone sottoposte a colloqui ma niente sconti di pena»

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Paola Ducci

Nasce a Modena un percorso, il primo in Italia avviato da una realtà pubblica, di recupero psicologico e sociale per gli autori di reati a sfondo sessuale, maltrattamenti di genere e stalking. L’obiettivo è di prevenire futuri comportamenti violenti e, più in generale, una modalità di intervento per favorire un potenziale cambiamento nelle persone, sia uomini che donne. Il Protocollo di trattamento psicoterapeutico e Psico-educativo rivolto alle persone detenute è stato sottoscritto tra Ausl di Modena e la casa circondariale di Sant’Anna.

«Il documento ha specificato Giorgia Pifferi, direttrice di psicologia clinica e di comunità dell'Ausl di Modena - è frutto di un lavoro approfondito iniziato alcuni anni fa e definisce un progetto di intervento che prevede sia colloqui individuali che di gruppo oltre ad un coinvolgimento formativo per chi abita il carcere come agenti di polizia penitenziaria, educatori e altro personale. Il modello di trattamento applicato fa tesoro e applica in un contesto specifico l’esperienza del Centro Ldv (Liberiamoci dalla Violenza) dell’Ausl che dal 2011, utilizzando l’approccio metodologico adottato dal Centro norvegese Atv di Oslo, il primo del suo genere in Europa».

Il progetto permetterà una programmazione di trattamento delle persone detenute, rivolto alla loro riabilitazione sociale, alla riduzione del rischio di ricaduta criminale e, in particolare, alla tutela della società. Inoltre favorisce la presa in carico della persona in un momento esistenziale particolare come il periodo carcerario, per avviare un percorso di possibile cambiamento e dare alla pena, che comunque non subisce alcun tipo di riduzione grazie al percorso, anche un valore terapeutico. Dal punto di vista pratico il percorso riabilitativo prevede la presenza e l’intervento di un’equipe di operatori dell'area socio-sanitaria opportunamente formati.

«Il lavoro di recupero- spiega Paolo De Pascalis, psicologo e psicoterapeuta del Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze patologiche dell’Ausl - inizia con una fase di selezione e valutazione preliminare degli utenti, sia uomini che donne, autori di reati a sfondo sessuale o di maltrattamenti legati al genere, frutto del confronto con gli educatori dell'istituto penitenziario. Le persone individuate dall'equipe di osservazione e trattamento del carcere vengono segnalate allo psicologo Ausl, per la presa in carico». Dopo la selezione e l’adesione della persona detenuta, segue il vero trattamento che consiste sia in una psicoterapia individuale con lo psicologo, sia in una psicoterapia di gruppo in co-partecipazione con altre figure sanitarie. Il trattamento psicoterapeutico prevede in media un percorso di un anno. La conclusione del trattamento prevede l'invio della persona, in sinergia con l'equipe del carcere, ove possibile, ai servizi sanitari di residenza, per la continuità del trattamento, o in caso di fruizione di misura alternativa alla pena o una volta scarcerato. «Il Protocollo sottoscritto con l’Ausl si colloca nel solco di una consolidata collaborazione istituzionale volta alla cura sinergica e al trattamento delle persone detenute – afferma Anna Albano, direttore reggente a Sant’ Anna - risponde ad una emergenza sociale che vede un significativo aumento dei ristretti per tale tipologia di reati».

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