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Tentò di violentare la commessa Condannato a 6 anni di carcere

Daniele Montanari
Tentò di violentare la commessa Condannato a 6 anni di carcere

Pena pesante per il 36enne nigeriano che fece irruzione nel negozio sportivo La vittima: «Pensavo di ritrovarmelo qui tra un anno. Ora sono più tranquilla»

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Daniele Montanari

L’episodio nella sua dinamica fu il più sconvolgente dell’estate modenese.

Il 21 agosto il 36enne nigeriano P.O. dopo essere entrato come un normale cliente nel negozio di articoli sportivi “Onze Point” di via Emilia Est si avventò contro la commessa buttandola a terra nel tentativo di violentarla: «Mi metteva la mano sul collo e mi diceva: “Non urlare o ti ammazzo, non urlare o ti ammazzo!”» raccontò la vittima, Stefania Koll, 59 anni, che riuscì a divincolarsi. Al che lui scappò rapinandola del suo telefonino. Lei lo rincorse in strada e lo ricorse anche Joshua, un 39enne ghanese (padre di famiglia) che si trovò a passare lì davanti. Lo bloccò con un placcaggio e venne ferito alle mani con dei morsi dal nigeriano, poi arrestato dagli agenti della Squadra Mobile.

Ieri per l’uomo è arrivata una condanna pesante: 6 anni e 6 mesi di carcere con rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Il pm Niccolini aveva chiesto un anno in più, ma il giudice gli ha concesso l’attenuante di una violenza sessuale di minore gravità essendosi limitata alla fine a dei palpeggiamenti. Ma sei anni e mezzo sono comunque tanti: «È una condanna pesante, in base alle motivazioni valuteremo l’appello» nota l’avvocato Riccardo Caricati. Probabilmente ha avuto un forte peso nelle valutazioni la connotazione di recidiva. Alla fine del 2019 infatti l’uomo si rese responsabile degli stessi reati ai danni di altre commesse e negozi. Nel dicembre 2019 entrò alla Profumeria Vaccari di largo Garibaldi: simulò di estrarre una pistola e rubò merce. Pochi giorni dopo, il 17 dicembre, ritornò lì, rubò 2mila euro di incasso e palpeggiò la commessa: a gennaio si andrà a sentenza per questi episodi.

«Sei anni e mezzo sono tanti: temevo un condanna minore – commenta Stefania – e di ritrovarmelo magari tra un anno di nuovo qui in negozio. Adesso ha sei anni di tempo davanti per pensare bene a quello che ha fatto. Mi spiace, perché è un uomo giovane e poteva godersi la vita, ma è solo colpa sua. Da quello che ho visto coi miei occhi, e da quello che so che ha fatto in passato, è una persona aggressiva e molto pericolosa, rimasta lo stesso in circolazione: quello che è capitato a me poteva capitare a una ragazza di 15-16 anni, che poteva essere segnata psicologicamente per sempre da un episodio del genere. Questi personaggi non hanno controllo, altrimenti non ripeterebbero la condotta: vanno fermati, e puniti severamente. Ho subito chiamato Joshua quando ho saputo della condanna, anche per ringraziarlo di nuovo: è stato contento anche lui».

E lei, porta ancora dentro i segni dell’accaduto? «Non sono serena come prima in negozio – sottolinea – ma ho preso i miei provvedimenti: ho al collo un allarme che se c’è un’emergenza fa scattare una sirena molto potente».

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