Gazzetta di Modena

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il caso 

Il silenzio poi la libertà e le voci di un riscatto

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Il caso parve da subito clamoroso. La Libia era uscita da poco dalla guerra civile culminata con l’assassinio del colonnello Gheddafi e il paese era spaccato tra Tripoli e Bengasi. Il 6 luglio 2014 si venne a sapere della Farnesina che la Piacentini Costruzioni di Modena aveva mandato dei tecnici per un appalto al porto di una città a ovest di Tripoli, Zuara, e che tre di loro erano stati rapiti il giorno prima. Due sarebbero stati subito rilasciati, ma il terzo, il piacentino Marco Vallisa, allora 53enne, tecnico molto conosciuto e stimato di Cadeo, era sparito. L’azienda edile modenese aveva mandato in missione in Libia del personale per un’impresa sicuramente remunerativa, commissionata dall’amministrazione locale di Zuara, ma ad alto rischio. Si disse che il porto era sicuro. Oggi si copre che né i tragitti e gli spostamenti in auto né gli alloggiamenti in una villa affittata erano coperti dalla security. Passarono mesi senza che ci fossero notizie sul sequestro mentre il ministro degli esteri Paolo Gentiloni assicurava che erano in corso trattative per liberare Vallisa. Poi in novembre l’annuncio improvviso: Vallisa stava tornando in Italia. Il ministro manifestò grande soddisfazione. Una festa subito guastata dalla notizia della France Presse: per liberare Vallisi lo Stato italiano aveva pagato un milione di euro a una fazione jihadista locale. Notizia smentita dal governo italiano. Vallisa venne riportato a casa e da allora su di lui calò un silenzio totale. Nessuno ha mai saputo delle dure condizioni del suo lungo sequestro.



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