Super green pass promosso con riserva «Tanti clienti non torneranno più»
Perplessità tra baristi e ristoratori per l’inasprimento voluto dal governo: «Tra controlli e documenti diversi sarà il caos»
Paola Ducci
Dopo la conferma di ieri da parte del governo che vedrà l’entrata in vigore del “super green pass” a partire dal 6 dicembre, misura che consentirà l’accesso nei ristoranti, nelle palestre, piscine, luoghi della cultura e dello sport solo ai possessori di green pass rilasciato a fronte di vaccinazione o di guarigione da Covid 19, non si sono fatte attendere le reazioni della gente e degli esercenti che, ancora una volta, rivelano correnti di pensiero diverse. C’è chi ritiene il super green pass una misura molto valida e necessaria vista la nuova ondata di contagio come il signor Giuseppe De Biasi, che di professione fa l’autotrasportatore: «È necessaria - afferma - io mi domando come è possibile che ancora oggi ci sia qualcuno che non vuole vaccinarsi tanto da dover arrivare a misure così estreme. Durante il primo lockdown io mi occupavo di trasportare merce sulla tratta Modena-Brescia-Bergamo e altri paesi del nord Italia e ho toccato con mano la disperazione delle zone più colpite. In più so io cosa ho passato viaggiando per giorni lungo l’Italia con tutto chiuso senza nemmeno avere un luogo dove potermi fermare per mangiare o per usufruire dei servizi igienici. Eppure c’è ancora chi nega il Covid e rifiuta l’unica arma che abbiamo per contrastarlo». Rassegnati invece ad essere una tra le categorie più vessate dai decreti sono i baristi e i ristoratori. «Ci adegueremo comunque anche a questa nuova regola - afferma Nello Cuomo, titolare del Ristorante Pizzeria Jolly di viale Amendola - mi pare però di capire che questa ennesima “spinta gentile” alla vaccinazione non otterrà gli effetti desiderati. Tanti clienti mi hanno già scritto che ci vedremo ancora per poco. Chi ha deciso di non vaccinarsi, temo non lo farà nemmeno ora. Solo l’obbligatorietà vaccinale forse darà davvero il colpo di coda ai resistenti no- vax». I baristi invece temono l’ennesimo caos, soprattutto per le difficoltà di controllo, consapevoli che questo potrebbe farli incorrere in sanzioni visto che nel nuovo decreto è previsto anche un inasprimento delle verifiche. «Mi chiedo come saranno le nuove modalità di controllo - sottolineano Cristina Gutu e Rosa Kaya del Bar “Momento” di viale Amendola. Sarà semplice distinguere le varie tipologie di green pass? Si tenga presente che chi sta al banco non ha bisogno di esibire nulla, mentre chi si siede deve avere addirittura il super green pass. All’ora di pranzo abbiamo molto viavai anche di ragazzi molto giovani che si alzano, si siedono, entrano o escono. Sarà durissima». E tra i baristi c’è anche chi ha scelto di arginare il problema, eliminando completamente le sedute interne: «Se ne riparlerà a pandemia finita di sedersi ai tavoli - conferma Alice Barbi del Mood Cafè di Carpi- all’interno si può stare solo al banco, e chi si vuol sedere si accomoda nel dehors esterno. Noi siamo solo in due e sia per ragioni di sicurezza che per la difficoltà logistica dei controlli ormai è dall’entrata in vigore del green pass che abbiamo fatto questa scelta, a costo di aver perso una parte di clientela composta dalle persone più anziane». Tra i ragazzi più giovani il problema sembra non sussistere più di tanto, come conferma Luca Balboni, apprendista geometra: «Io e tutti i miei amici siamo vaccinati, e francamente non capiamo questo accanimento contro i vaccini». Ma c’è chi si appella ancora una volta alla coerenza: «Credo sia l’unica soluzione- conclude Fabio Antonelli - bene il super green pass, ma se poi riempiamo gli stadi con 65mila persone, beh, non abbiamo risolto molto. Io sono dell’idea che oltre a queste restrizioni vada aggiunto il senso di responsabilità, che a me fa pensare che ancora non è tempo di grandi assembramenti».
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