Parla il generale della Finanza: «Preoccupati da Giovanardi»
L’ex comandante provinciale Michele Pallini testimonia: «Venne anche da me, tutti sapevamo che il senatore era interessato alle white list»
Il generale di brigata Michele Pallini ha guidato il comando provinciale della Guardia di Finanza a Modena dal 2011 al 2015 ossia in pieno periodo white list e ricostruzione post terremoto. È stato lui ieri a testimoniare al processo che vede imputati il senatore Carlo Giovanardi, la famiglia Bianchini, alcuni funzionari di Stato e i faccendieri della Safi. L’ufficiale ha risposto per quasi un’ora alle domande del pubblico ministero Giuseppe Amara ricostruendo il periodo.
«Io non ho mai partecipato al gruppo Interforze – ha premesso – ma era informato su criticità o esigenze di accertamenti che emergevano nel corso delle istruttorie».
Il generale ha rievocato il periodo tribolato che ha riguardato prima la F.lli Baraldi e poi la Bianchini Costruzioni: «Ricordo bene – ha detto – Se ne parlava tanto anche perché c’era grande attenzione da parte dei giornali oltre che dai rappresentanti politici tra cui il senatore Giovanardi».
E sulla Baraldi, Pallini – rispondendo all’avvocato Alessandro Sivelli – ha negato di conoscere le dimensioni dell’azienda e di non aver fatto valutazioni in merito, ma di aver trovato “un po’ anomala” la riammissione in white list dopo l’iniziale esclusione. Anomala perché il provvedimento fu firmato dal vice prefetto Mario nel periodo di vacatio tra i due prefetti. «Era stata un’istruttoria complessa – ha spiegato il generale – e pur non essendo un’anomalia di merito l’ho valutata un’azione inopportuna».
Nel raccontare l’attenzione che c’era in quel periodo, l’ufficiale della Fiamme Gialle ha anche rievocato un incontro con il senatore Giovanardi: «Mi chiese un appuntamento nell’autunno 2014 (la Bianchini di San Felice era già stata esclusa ed era in fase di discussione l’esclusione anche della ditta Ios di proprietà del figlio di Augusto Bianchini). Voleva chiarimenti sull’eventuale vincolo tra il parere del gruppo Interforze e le decisioni del prefetto. Gli spiegai che noi davamo una valutazione, ma la scelta unica era del prefetto. Lui mi manifestò contrarietà sulle valutazioni fatte per Bianchini perché a suo avviso non c’erano evidenze penali e i dati amministrativi non erano sufficienti per l’esclusione. Mi parlò tra l’altro di iniziative parlamentari e legislative per cambiare l’iter. L’incontro durò una mezz’ora ma tutti conoscevano la sua attenzione per la vicenda, leggevamo i giornali e sentivamo i toni usati nelle interviste. C’era preoccupazione in quel momento».
F.D.
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