Dermatologia potenziata all’ospedale con nuovi mezzi
Lo staff dei dottori Baggio, Olezzi e Pezzini attivo per 40 ore alla settimana «Un anonimo imprenditore ci ha donato un nuovo strumento per i melanomi»
pavullo. Nell’ospedale di Pavullo nell’ambito della dermatologia l’attività è tornata a pieno regime dopo l’emergenza Covid, suddivisa tra prime visite, controlli ed accessi da Pronto soccorso dell’ospedale.
Lo staff pavullese è composto da tre dermochirurghi: il dottor Andrea Baggio e le dottoresse Daniela Olezzi e Claudia Pezzini, che esercitano attività clinica e chirurgica, coprendo una presenza di quattro giorni per un totale di quaranta ore settimanali. Visti anche i lunghi tempi di attesa per ottenere una visita dermatologica in tutta la provincia, si tratta di uno sforzo che è stato apprezzato.
Dottoressa Olezzi, come si svolge l’attività?
«Si è cercato di mantenere attivo il percorso interno di asportazioni ambulatoriali al fine di garantire una presa in carico completa e integrata, che inizia con la visita nei nostri ambulatori e termina nella nostra sala operatoria, qualora fosse necessario proseguire con un percorso chirurgico. L’attività ambulatoriale chirurgica comprende esecuzione di biopsie cutanee a scopo diagnostico ed asportazione di lesioni a sospetta natura tumorale come epiteliomi e melanomi. Procedure quindi che, se eseguite precocemente, possono determinare la guarigione clinica del paziente con minime complicazioni».
È un percorso integrale, dunque?
«Il percorso creato garantisce una presa in carico completa: dalla valutazione clinica (in ambulatorio) all’approccio chirurgico (in sala operatoria) ed alla terapia medica, che si decide di concerto con il paziente nel momento della consegna dell’esame istologico, in ambulatorio».
Quali sono le patologie che si presentano più frequentemente?
«L’asportazione di epiteliomi, quindi di tumori maligni cutanei, rappresenta la patologia più frequentemente riscontrata nella nostra casistica; in inverno aumenta anche la diagnosi di melanoma, grazie all’incremento delle visite nevi (visite da eseguire su cute non abbronzata) e all‘utilizzo di strumentazione dermatoscopica o videodermatoscopica».
Cos’è cambiato nella diagnosi col nuovo dermatoscopio che vi è stato recentemente donato?
«È uno strumento di ultima generazione: modello Vidix 4.0 con camera leggera ad alta definizione, che consente di scansionare in modo dettagliato la struttura melanocitaria e creare un archivio per la memorizzazione e comparazione delle immagini cliniche e dermatoscopiche. Altamente funzionale e tecnologico, dotato di ottime capacità di risoluzione, ci permette di scansionare e archiviare immagini nella cartella clinica del paziente per un eventuale confronto nel tempo. Così agevola la diagnosi e riduce il numero di asportazioni».
Com’è nata l’idea della donazione?
«Dalla sensibilità di un imprenditore della montagna che vuole rimanere anonimo, e dal suo desiderio di richiamare l’attenzione sulla necessità di un’adeguata prevenzione sul melanoma, tema per lui molto importante, partendo proprio dalla montagna, terra a lui particolarmente cara. Lo strumento, dal costo di circa 20mila euro, è già operativo, e testimonia solidarietà e attenzione non solo verso il nostro ospedale ma verso l’intera comunità, sottolineando ancora una volta l’importanza della sinergia costruita negli anni dalla struttura e dal suo personale con i cittadini».
E.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
