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Pavullo. il ricordo di torreggiani 

«Frank Williams era unico: con la Mirage fu capolavoro»

D.M.
«Frank Williams era unico: con la Mirage fu capolavoro»

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Pavullo. «Una persona gentilissima, garbata, sorridente, un gentleman. Riposa in pace, grande uomo: è stato un onore lavorare per te».

Così Stefano Torreggiani saluta Frank Williams, il fondatore della scuderia di Formula 1, ricordando gli straordinari anni Novanta. In cui la monoposto diventò campione del mondo con Jacques Villeneuve (nel 1997) in un eccezionale abbinamento di sponsorizzazione con la Ceramica Mirage di Sant’Antonio. All’epoca Torreggiani si occupava di marketing e progettazione per la Mirage, e ricevette l’incarico di seguire passo dopo passo la realizzazione del complesso pavimento che venne creato nella nuova sede costruita dalla Williams a Grove a partire dal 1995.

Con un team della Mirage partì per l’Inghilterra e si trovò pronto un ufficio nella sede in allestimento, in cui monitorare passo dopo passo la posa di un gres porcellanato unico (in massa, tutto spessore) con pezzi sagomati uno per uno e numerati dall’Italia, da Pavullo. «Un giorno mentre ero in questo ufficio che ci avevano dato è venuto Frank Williams in persona – racconta – per incontrare gli italiani che si stavano occupando del pavimento della sua nuova sede. Parlava un ottimo italiano, mi invitò a prendere un caffè con lui lì dalla macchinetta che c’era in corridoio: a tu per tu col capo! Aveva un entusiasmo straordinario: la carrozzina non lo condizionava per niente. Volle andare a vedere assieme a noi come stava venendo la reception, secondo un raffinato disegno di pavimento: so che è ancora lì con la stessa bellezza dopo quasi 25 anni, un amico è andato a vedere e me l’ha detto. Beh, già Frank ci fece mille complimenti: era proprio contento. Mi ha chiesto più volte anche come gli italiani vedevano la Williams: lui ha sempre avuto una straordinaria ammirazione per la Ferrari, e voleva sapere se era ricambiata. Un’altra volta incontrai Frank nella galleria del museo Williams: io ci tenevo tanto a salire su una monoposto, ma la mia corporatura me lo rendeva difficile. Allora lui mi disse: “Vai in quella di Mansell: vedrai che lì ci entri!”. Fu così, ed ebbi la mia grande emozione. Frank era questo: un grande che parlava con tutti. Come fu quando venne con Villeneuve in visita allo stabilimento di Sant’Antonio, un altro momento indimenticabile».

D.M.

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