La cooperazione sociale vola: crescita doppia nel decennio
Performance eccezionale rispetto alle altre società di capitali, anche col Covid In periodo di crisi, occupazione salita del 5%. Donne il 73% dei dipendenti
Giovanni Medici
Trent’anni fa il Parlamento approvava la legge 381 che istituiva le cooperative sociali. Era l’8 novembre 1991. Proprio in questi giorni una ricerca realizzata per Confcooperative Modena dall’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna ha certificato che nell’ultimo decennio la cooperazione sociale modenese ha conseguito ottimi risultati, riuscendo non solo a limitare l’impatto economico della pandemia, ma anche a creare nuova occupazione.
Tra il 2011 e il 2020 il giro d’affari delle cooperative sociali ha fatto segnare infatti un tasso di incremento quasi doppio rispetto alle altre società di capitali. Nello specifico, se si indica 100 il valore del fatturato del 2011, la cooperazione sociale targata Confcooperative nel 2020 ha raggiunto quota 153, contro il 123 del resto delle imprese. Secondo l’albo delle cooperative detenuto dal Ministero dello Sviluppo economico, le cooperative sociali con sede legale in provincia di Modena sono 138, mentre quelle effettivamente attive che hanno depositato i dati di bilancio in almeno uno degli ultimi due anni risultano essere 110. Il fatturato complessivo della cooperazione sociale modenese supera oggi invece i 300 milioni di euro, e l’occupazione conta oltre 7.200 addetti. Le società aderenti a Confcooperative sono il 46% del totale delle cooperative, hanno il 50% degli addetti e raggiungono il 58% del fatturato totale.
Le coop sociali che fanno riferimento a Palazzo Europa hanno mostrato anche nell’anno chiusosi il 31 dicembre scorso una miglior dinamica rispetto alle imprese operanti in altri settori, confermando la loro natura anticiclica. Il fatturato complessivo delle 51 cooperative aderenti è stato di 173 milioni di euro (-3,7%), a fronte di un calo dell’8% delle società di capitali. L’occupazione è addirittura aumentata del 5%, confermando l’identità cooperativa che antepone gli interessi dei soci e lavoratori ai risultati economici.
Oggi gli addetti sono 3.600 (350 i lavoratori svantaggiati); le donne rappresentano il 73%, mentre il 72% dei dipendenti sono anche soci della cooperativa per la quale lavorano. Il 36% degli occupati ha meno di 35 anni, il 27% è over 50. Il 38% degli occupati è laureato, il 44% diplomato. Il 76% dei lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato, il 32% è inquadrato come impiegato, il 67% come operaio e il restante 1% ha un ruolo di vertice, quadro o dirigente. Spulciando i numeri della ricerca dell’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna e presentata nei giorni scorsi si scopre poi che sono 227 le persone che compongono i consigli di amministrazione delle cooperative prese in considerazione. Per quanto riguarda il differenziale tra il reddito massimo e quello minimo percepito all’interno della stessa cooperativa, in oltre la metà di esse il primo non supera di oltre due volte il secondo.
Ricordiamo che per celebrare il trentesimo anniversario della legge 381 Confcooperative Modena (fondata nel 1948) ha organizzato nei giorni scorsi un convegno alla Camera di Commercio, durante il quale è stata presentata non solo la ricerca realizzata dal Centro studi Unioncamere Emilia-Romagna, ma si è tenuta una tavola rotonda su “Equità e giustizia sociale: le risposte del territorio”, conclusa dal presidente nazionale di Federsolidarietà Stefano Granata. Sono intanto 24 finora i profughi afghani minorenni accolti in provincia dalle cooperative sociali aderenti a Confcooperative. Le tre coop coinvolte (Caleidos e Ceis di Modena, Il Mantello di Carpi) si stanno coordinando tra loro con proposte progettuali comuni, praticabili ed efficaci. L’obiettivo, dopo aver individuato i luoghi di accoglienza, rimane l’inserimento della persona nella comunità ospitante e il soddisfacimento dei bisogni primari come casa, lavoro, salute e scuola.
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