Incendio in una raffineria: boato, fiamme, nessun ferito
LIVORNO. Un boato tremendo. Poi «le fiamme alte dieci metri». «All’inizio un bagliore fucsia, poi rossastro e infine la colonna di fumo nero», dice un operaio appena scappato sull’Aurelia. Sono le 14.04 quando Livorno viene sovrastata da una nuvola chimica. È appena scoppiato un incendio alla raffineria Eni di Stagno – periferia nord della città, nel comune di Collesalvetti – l’immensa città industriale con un migliaio di addetti fra dipendenti diretti e dell’indotto vicino al confine con la provincia di Pisa, dove ieri è esploso un forno. L’impianto denominato “F2 hot oil” – secondo quanto ricostruito – in quel momento era l’unico acceso nell’area dedicata alla produzione dei lubrificanti, dove il greggio viene trasformato in olio per i motori. L’esplosione è stata violenta quanto improvvisa. Due lavoratori dell’indotto si trovavano proprio nelle vicinanze e sono riusciti a scappare prima che fosse troppo tardi. Tutti gli altri – udito il suo della sirena d’emergenza – si sono radunati nei vari punti di raccolta. Nessun ferito o intossicato. L’arrivo dei vigili del fuoco – giunti, anche da Pisa, Lucca e Firenze c è stato immediato. E i pompieri, coadiuvati da tre squadre antincendio interne all’impianto, sono riusciti a domare l’incendio in un’ora. Poco prima delle 16, l’emergenza è cessata. L’Aurelia a sud di Stagno è stata riaperta già nel primo pomeriggio, con l’inizio delle operazioni di raffreddamento e bonifica. La procura, con il pm Giuseppe Rizzo, si è subito messa in moto per ricostruire ciò che è accaduto. Le indagini sono state affidate al nucleo investigativo dei vigili del fuoco, con gli “angeli in divisa” che oggi torneranno nell’impianto per effettuare un sopralluogo, e ai carabinieri del Noe di Grosseto (il nucleo operativo ecologico), guidato dal maggiore Umberto Centobuchi.
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