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L’astronauta Cheli: «Prendiamoci cura del nostro pianeta»

Gabriele Farina
L’astronauta Cheli: «Prendiamoci cura del nostro pianeta»

L’appello del pilota spaziale: «Cambiamo prospettiva Dall’alto si prova un senso di protezione per la Terra»

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Gabriele Farina

«Terra, abbiamo un problema». L’astronauta di Zocca Maurizio Cheli lancia al Victoria un “Mayday”. L’allarme rosso si accende a causa di molti segnali legati all’azione umana. Gli effetti si respirano con lo smog sul pianeta, la visione dallo spazio invita a pianificare un cambio di rotta. «Dalla stazione spaziale o dallo shuttle si osserva molto bene il nostro pianeta - dice Cheli - e ciò che fa l’uomo al nostro pianeta. Tuttavia, non si vede l’uomo: ciò ci dà una misura delle nostre dimensioni rispetto a quelle del pianeta e dell’universo». L’astronauta ribadisce “nostro” per risvegliare un senso di protezione dell’ambiente. «Non conosco nessuno che abbia avuto la fortuna di volare nello spazio che sia tornato con un sentimento di protezione del nostro pianeta inferiore rispetto a quando sia partito - ribadisce Cheli - Dallo spazio si vede molto bene quello che stiamo facendo al pianeta: lo smog, la deforestazione, la siccità. È una visione che colpisce molto». Il pilota spaziale evita i catastrofismi con schianti di asteroidi. Riparare le falle nello scafo terrestre resta un imperativo. «Ne parliamo, lo leggiamo sui giornali, lo vediamo in tv - dice Cheli - un conto è percepire il fenomeno come mediato; un altro è vederlo tradotto in immagini che non lasciano dubbi». Le immagini sono consultabili sul sito della Nasa (https://climate.nasa.gov), l’agenzia spaziale americana.

L’astronauta paragona i voli spaziali privati ai primi voli interoceanici. «Penso e spero che in un futuro prossimo tante persone possano vedere la Terra da un’altra prospettiva - è l’auspicio di Cheli - così cambierà il nostro modo di vedere il nostro pianeta». Spostare il punto di osservazione fa riflettere. «Nell’universo penso ci sia vita - rimarca l’astronauta - Solo nella nostra galassia ci sono circa cento miliardi di stelle della tipologia del sole e conosciamo almeno duecento miliardi di galassie: è un discorso di statistica. Se si confrontano le dimensioni con quelle del tempo, pensare di essere soli è veramente difficile». Come ricordava Isaac Asimov, «se fossimo soli, l'immensità sarebbe davvero uno spreco». La frase dello scrittore di fantascienza è il combustibile di “The Space Between Us”. Il cortometraggio finalista al concorso della Nasa “CineSpace” è stato proiettato lunedì sera nella sala 1 del cinema modenese. «L’ironia è la chiave giusta», commenta il regista Piernicola Arena. «Una grande soddisfazione», spiega lo sceneggiatore Lorenzo Ferrari. Prima di salutare, Cheli si lancia in un volo pindarico. Sale sulla DeLorean di “Ritorno al Futuro” e sceglie l’evento a cui partecipare dal vivo. «Vorrei essere sulla Luna assolutamente - immagina l’astronauta - Lo sbarco ha determinato la mia vita».

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