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«Bimbi negli Usa: su 2 milioni di casi cento decessi»

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Il professor Cossarizza: «Col Coronavirus non si scherza nemmeno in età pediatrica E circa il 2% dopo sei mesi soffre di long Covid» 

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«Con il Covid non si scherza, nemmeno nei bambini».

Il professor Andrea Cossarizza, docente di Immunologia dell’università di Modena e Reggio, si rivolge a tutti i genitori di bambini di età compresa tra i 5 e 11 anni per fare chiarezza e aiutarli in una scelta che non viene mai presa a cuor leggero: «Vaccinare un bambino che sta bene e ha ottime possibilità di non incontrare la patologia grave può essere impegnativo». Una premessa che, però, va analizzata a fronte di alcuni dati che il professor Cossarizza presenta.

«Sono solito parlare di argomenti così importanti e delicati – spiega – solo quando esistono dati scientifici su cui basarsi. E finalmente i dati su Covid e bambini ci sono».

Cossarizza fa riferimento ai numeri che arrivano dagli Stati Uniti: «Su 2 milioni di casi di Covid pediatrico negli Stati Uniti, in bambini dai 5 agli 11 anni, ci sono state 100 vittime. Questi dati fanno sì che il Covid sia stato inserito tra le prime dieci cause di decesso in età pediatrica negli Stati Uniti».

Arrivano numeri da diversi Paesi: «Nel Regno Unito, su 258.790 bimbi analizzati dai 5 ai 17 anni, dopo 56 giorni c’era un 2 per cento di casi di long covid. In Israele, sotto agli 11 anni, la percentuale di long Covid è del 2 per cento a 6 mesi. Questi numeri ci dicono che il Covid nei bambini non è uno scherzo».

E in Italia? «La proiezione nel nostro Paese è pressoché identica a quella americana: 51 decessi ogni milione di casi».

Quindi meglio vaccinarsi? «Il documento della Società italiana di pediatria che invita le persone a vaccinare i propri figli è molto chiaro: l’efficacia contro i contagi è oltre il 90 per cento. Non va dimenticato che, sempre secondo la Società italiana di pediatria, un bambino non vaccinato ha una probabilità vicina al 100 per cento di doversi sottoporre ad almeno un tampone nel corso di un anno. E questo significa problemi logistici, sofferenza del bimbo, quarantena, eventuale chiusura della classe, problemi psicologici. La vaccinazione non si fa solo per proteggere la famiglia, ma soprattutto per proteggere i bambini ed evitare possibili ripercussioni», ricorda Cossarizza.

E gli effetti collaterali? «La premessa è che nei bambini in quell’età viene somministrata una dose pari a un terzo di quella per gli adulti. Ci si aspetta un 3/5 per cento di effetti lievi (febbre, dolori al braccio ecc). Al momento non sono stati rilevati effetti collaterali importanti. Va detto, però, che se esiste un effetto collaterale che colpisce un bambino ogni milione non possiamo ancora saperlo, anche se – conclude il professor Cossarizza – tale eventualità al momento non è ancora prevista».

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