I 500 defibrillatori che salvano vite «Servono formazione e scelte politiche»
Emanuela Carta è presidente del Csi che nell’ultimo anno ha abilitato 350 persone: «Magari la visita sportiva gratuita»
Gabriele Farina
Trecentocinquanta persone formate nel 2021, un’unica certezza: il defibrillatore può salvare vite. Così è accaduto mercoledì mattina alla piscina formiginese gestita dalla Nuova Sportiva. «Prendersi cura degli altri è un impegno di cittadinanza», osserva Emanuela Carta. Carta è la presidente del Centro sportivo italiano (Csi) di Modena. «Quest’anno abbiamo formato 350 persone - spiega Carta - e continuiamo a organizzare attività specifiche nella provincia. Le società sportive rispondono molto bene. Prima della pandemia registravamo numeri più alti. Le società sportive conferiscono molta attenzione al percorso formativo».
Il defibrillatore automatico esterno (Dae) è un dispositivo che consente di restaurare il battito cardiaco dopo casi di arresto del cuore. Più l’intervento è tempestivo, maggiori sono le percentuali di sopravvivenza. Il 118 ha lanciato una mappa interattiva per conoscere la collocazione dei defibrillatori pubblici sul territorio regionale. Nel Modenese i dispositivi sono circa cinquecento. Sul sito (https://www.118er.it/dae/dae.asp) è possibile anche ottenere la distanza da luoghi specifici. Per esempio, nel raggio di un chilometro da piazza Grande se ne identificano tredici: il più vicino è in Comune, il più lontano all’istituto Fermi. La mappatura del 118 è effettuata con una consapevolezza di fondo. «Defibrillare entro 3-5 minuti dall'inizio dell'arresto cardiaco può portare la sopravvivenza fino al 50-70% - si legge nella pagina del 118 - Ma se nessuno interviene, le loro probabilità di sopravvivenza calano del 10-12% per ogni minuto che passa».
La mappa del 118 rientra nel progetto “Dae118ER”, in cui è inserita un’app chiamata “Dae RespondER”. Rispondere è un imperativo che si ripete cinquantamila volte all’anno in Italia, in base ai dati evidenziati dai sanitari. «Non possiamo pensare che sia un compito spettante unicamente all’azienda sanitaria - ribadisce la presidente Csi - Prendersi cura degli altri è un impegno civico».
Dotarsi dei defibrillatori è un obbligo, sancito dalla legge Balduzzi. «Li abbiamo come previsto in tutti gli impianti nella nostra gestione - sottolinea Carta - e formiamo anche i volontari a carico nostro. Alla formazione permanente va aggiunto il “retraining”, l’aggiornamento ogni due anni». La presidente del Csi ribadisce le collaborazioni con i Comuni. «Andiamo su richiesta anche nelle scuole - aggiunge Carta - e nella realtà sportive che vogliono fare formazione sia sull’utilizzo del defibrillatore sia sul pronto soccorso in generale. Svolgiamo tali attività anche nei centri estivi».
Occorre sostenere corsi specifici detti “Blsd” (supporto vitale di base e defibrillazione in inglese) prima di utilizzare tali dispositivi. Carta riflette sui certificati medici, esulando dal caso formiginese. «In Italia le visite sportive non sono gratuite o almeno coperte dal Servizio sanitario nazionale se non per i minori - conclude la presidente - Purtroppo, per gli adulti la visita medica a pagamento è un grosso limite. Tutti gli enti di promozione sportiva hanno convenzioni con i poliambulatori, ma ciò non è sufficiente. Sarebbe un bellissimo messaggio anche di carattere politico rendere tali visite gratuite: la scelta favorirebbe la partecipazione all’attività sportiva».
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