«Gli album di nonna distrutti, le candele e quella puzza di fango»
nonantola. Giammarco Nardini è uno studente del liceo classico Muratori-San Carlo, ha 18 anni e abita a Nonantola. Come tanti altri, anche lui e la sua famiglia si sono trovati, tutto d’un tratto, l’acqua in casa. «L’alluvione – racconta – è un cataclisma che non ti aspetti, è imprevedibile. È una di quelle cose che pensi capitino sempre agli altri e mai a te, ma quando ti ci trovi in mezzo rimani scioccato». Peraltro il periodo non era favorevole.
«Eravamo nel pieno della seconda ondata – continua Nardini – e ci stavamo avviando verso il lockdown natalizio. Perciò economicamente molte famiglie erano sul filo del rasoio, tante aziende versavano in una situazione di difficoltà e lo stress era a livelli elevatissimi. L’esondazione del fiume non ha fatto altro che distruggere completamente la vita a centinaia di cittadini».
E a queste criticità, per diversi nuclei familiari, si somma quella dei parenti anziani: «All’epoca avevo un nonno di 90 anni e una nonna di 84. Vivevano in quella casa da decenni, e lì conservavano tutti i ricordi. Ricordi che sono svaniti nel nulla, persi nel metro d’acqua abbondante piombato sulla nostra casa come un fulmine».
Giammarco ripercorre quelle ore non senza emozioni. Un momento, in particolare, gli è rimasto impresso: «Dopo la prima notte, quando mia nonna è scesa al piano terra, è scoppiata in lacrime a causa di tutte le memorie fotografiche perdute. Infatti possedeva album-ricordo nei quali teneva foto con suoi parenti deceduti, polaroid del suo matrimonio. Tutto scomparso nell’arco di poche ore».
Ma anche per un ragazzo di 18 anni come lui non è stato facile affrontare quei momenti. «Vede – dice – siamo abituati, noi giovani, ad avere tutto: connessione internet, gas, luce, elettricità. Ecco, in quei tragici momenti mi è sembrato di essere tornato indietro di 70 anni. Non avevamo più nulla. Per giorni siamo stati costretti a illuminare le stanze dei due piani superiori con le candele. E non è stato facile, perché si perde quella sensazione di essere invincibili e imbattibili».
Il giorno dopo, il 7 dicembre, l’acqua ha cominciato a ritirarsi. E lì, paradossalmente, sono iniziati i problemi più grandi. «Dopo la prima notte ci siamo trovati chili su chili di fanghiglia di fiume, peraltro pure maleodorante. Questo ci ha costretto ad intensi giorni di lavoro per pulire il tutto, e a un mese da sfollati in casa di parenti e amici».
«Il danno complessivo – conclude Nardini – è stato pari a poco più di 90mila euro. Una quantità di denaro molto elevata, soprattutto se si tiene in conto il fatto che probabilmente nulla ci sarà rimborsato. Oltre ai tempi burocratici, come sempre biblici, spesso assicurazione e Comune si sono aggrappati a cavilli legali. Faccio un esempio. Nel caso della nostra famiglia, la casa ha subito piccole variazioni rispetto al primo progetto del secolo scorso. Per queste piccole modifiche, noi non abbiamo potuto né potremo, probabilmente, ottenere alcun tipo di rimborso. Ma come noi, anche tante altre famiglie. Come cittadino mi sono sentito abbandonato dalle istituzioni».
E.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
