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Crisi Covid, batosta sul turismo nell' Appennino Modenese: flussi a picco con cali fino al 50%

Fanano arranca, male anche Pavullo e Fiumalbo. Sestola limita le perdite, exploit a sorpresa di Pieve


07 dicembre 2021 Daniele Montanari


Daniele Montanari

La crisi Covid si è abbattuta in modo pesantissimo sui comuni più turistici dell’Appennino, che hanno subito perdite rispetto al 2019 con punte addirittura del -50%.

È il dato, allarmante, che emerge dai dati elaborati dalla Regione su arrivi e pernottamenti nei primi nove mesi del 2021, in raffronto al 2019 pre-pandemia. Nel periodo gennaio-settembre il comune che ha perso di più è quello di Fanano: turisti di passaggio a -48,2% (solo 4.666) e pernottamenti a -54% (12.613). L’altro comune che ha perso di più è Pavullo: -46,30% di turisti (solo 2.911) e -33,60% di pernottamenti (16.436). In difficoltà anche Fiumalbo: turisti a -36,50% (7.201) e pernottamenti a -32,90% (18.726). Ha tenuto di più Sestola: turisti a -19,30% (17.828) e pernottamenti a -24,5% (58.961). Situazione sicuramente di affanno, ma Sestola da sola mantiene un giro turistico superiore a tutti gli altri comuni messi insieme.

Nel quadro dei singoli, quello che va meglio è Pievepelago: come turisti di passaggio la perdita è contenuta: -14,30% (5.808) e a livello di pernottamenti pressoché irrisoria: -3,5% (18.489). Tenuta sostanziale, dunque. Negli altri comuni cosiddetti “minori” sul fronte turistico, i visitatori di passaggio messi tutti assieme sono a -10% (13.778 ) mentre a sorpresa sui pernottamenti c’è addirittura un incremento: +12,5% (62.049).

confcommercio

«Pievepelago appare il comune che sta recuperando più velocemente i livelli pre-pandemia – sottolineano da Confcommercio Pavullo nel presentare la ricerca – Sestola, Pavullo e Fiumalbo sono ancora sotto i dati di una forbice compresa tra il 24,5% e il 22,6% , Fanano arranca». «Ci sono andamenti diversificati in relazione alle zone che dovranno essere messi sotto una lente di ingrandimento per capirne le ragioni – commentano Massimo Ferrari ed Elio Lipparini, rispettivamente direttore e presidente di zona di Confcommercio Pavullo – ci sono aree che fortunatamente stanno reagendo meglio di altre, ma restiamo convinti che sia più che mai necessario un approccio di area vasta nelle strategie di promozione e commercializzazione turistica in montagna. L'area del Frignano e quella del Cimone hanno in sé, fuori di ogni dubbio, tutte le caratteristiche e vocazioni perché possano sempre più affermarsi come mete turistiche nel corso dell'intero anno, ma serve un approccio strategico». Ovvero «un approccio di area o aree vaste, con cui mettere in campo un lavoro di indagine strutturata capace di individuare la cornice dentro la quale calare un vero e proprio progetto di marketing territoriale per le due zone, mettendo definitivamente da parte inutili e controproducenti campanili».

IL SINDACO DI FANANO

Ma come leggono i dati nel comune più colpito dalla crisi? «A Fanano capoluogo abbiamo due alberghi chiusi e uno rimasto aperto solo per 10 giorni, a Canevare il Buona Stella è ancora chiuso: è chiaro che l’assenza di quattro strutture pesa sui pernottamenti – sottolinea il sindaco Stefano Muzzarelli – in più abbiamo avuto il Palaghiaccio chiuso, d’inverno gli impianti da sci fermi e d’estate i campi sportivi non utilizzabili per i ritiri. E poi un lunghissimo periodo in cui non è stato possibile fare eventi: questi dati sono la conseguenza.

Ora più che mai è urgente una politica di rilancio della montagna che metta soldi in tasca a chi scommette sul suo futuro: chi decide di comprare e riaprire un albergo non ha un euro di contributo, lo stesso chi prende un negozio per riportare commercio e vita. Poi c’è tutto il discorso sei servizi, a partire dalle mancanze su sanità e viabilità: il turista viene se un territorio ha certi standard. Serve un cambio di marcia: dobbiamo creare comuni al servizio del turista. Noi la ricetta per fare il salto di qualità crediamo di averla, ma abbiamo necessità di essere ascoltati e sostenuti».

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