Blitz degli skinheads declassato da violenza a semplici schiamazzi
Erano finiti a processo per violenza privata, dovranno rispondere di schiamazzi.
A processo sono finiti sette imputati, per un episodio che risale al novembre 2016.
Nel corso del Festival della migrazione, organizzato da Porta Aperta, nella mattinata di sabato l’università ospita un convegno sulla migrazione al quale partecipano vari relatori. Nei giorni precedenti c’era stata una protesta di Azione identitaria e di Forza Nuova che avevano appeso striscioni fuori dall’ateneo.
Quel sabato mattina, avendo appreso del Festival del migrante, un gruppo di associati a “Veneto fronte skinheads” entrò in aula magna, distribuendo volantini contro l’evento. «Nei volantini si affermava che dietro al buonismo dell’immigrazione c’è un interesse economico e, quindi, un business che va a svantaggio dei migranti, sfruttati come manodopera a bassissimo costo – spiega l’avvocato Pier Francesco Rossi, uno dei legali che difendono gli imputati – È stato srotolato uno strisicone davanti ai relatori. In quel momento, chi stava parlando ha interrotto la presentazione e ha iniziato una discussione con il rappresentante di questo gruppo ».
Il blitz sarebbe durato poco più i due minuti. Successivamente, il gruppo è uscito e ha inneggiato attraverso slogan. Sul caso, si sono tenute ben quattro udienze da marzo 2019. In seguito all’istruttoria è emerso che violenza, danneggiamenti, minacce, l’elemento oggettivo della violenza privata, non sussistevano.
Il pm, ieri, nell’udienza in cui era prevista la discussione, ha chiesto la modifica del capo di imputazione e la riqualificazione alla contravvenzione di schiamazzi. I difensori hanno avuto modo di chiedere i termine a difesa, trattandosi di un fatto diverso da quello iniziale. Il giudice ha rinviato all’11 gennaio, quando non si procederà più per violenza privata, ma per schiamazzi e, di fatto, inizierà un nuovo processo.
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