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La rinascita di Fico dove il meglio della nostra tavola diventa uno show

gianluca pedrazzi
La rinascita di Fico dove il meglio della nostra tavola diventa uno show

L’ad Cigarini: «Con 5 milioni rivoluzionato tutto il “parco” Un milione di visitatori tra due anni e anche il pareggio»

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gianluca pedrazzi

I fatti ma soprattutto i numeri dopo il make up gli stanno dando ragione.

Certo l’orizzonte è lungo «ma l’idea con cui ha preso vita Fico è vincente però ci vuole tempo per affermarsi. Accade qui come è già accaduto per tutti gli altri parchi tematici. L’obiettivo di avere un milione di visitatori e raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2023 adesso è però molto più di una speranza. Do un dato: nella prima versione di Fico i visitatori stavano nell’area un’ora e mezzo. Adesso? Cinque ore. Prima la spesa media era di 15 euro, adesso 35...».

Con lui, Stefano Cigarini, 53 anni, infaticabile amministratore delegato della cittadella del cibo, un passato alla Ferrari (chiamato dal Cavallino per gli experience park della Rossa di Barcellona e Dubai) e un presente anche come responsabile di Cinecittà World, Fico sta dando i frutti sperati da chi ha creduto in questo progetto (su tutti, Oscar Farinetti patron del celebrato Eataly) sorto nel 2017 per raccontare il meglio del food italiano. Poi oggettivamente ridimensionato dai numeri e riaperto a luglio dopo sei mesi di cantieri e cinque milioni di investimenti.

Per l’Emilia Romagna, che di parchi divertimenti se ne intende, un nuovo volano turistico ed economico.

«L’errore è pensare, quando si creano parchi tematici, di avere tutto e subito. I risultati si misurano su anni e soprattutto se hanno un format innovativo. E Fico va in questa direzione ma sta crescendo in fretta. Faccio un esempio: Gardaland nei primi anni di attività faceva numeri disastrosi. Oggi è un successo. Disneyland Paris per anni era in perdita... Oggi macina utili. Quando cinque anni fa arrivai a Cinecittà World i numeri erano impietosi: 31 milioni di perdite. E non c’era nemmeno una rete istituzionale alle spalle capace di sostenere il progetto come ha, invece, Fico: oggi è il quarto parco divertimenti in Italia e bilancio in utile».

Cigarini, la cura Fico da dove è iniziata?

«Da un concetto semplice: al food abbiamo aggiunto lo show legato a un marchio di fabbrica tutto italiano. Abbiamo riprogettato tutto il format. Ci siamo fermati, anche complice il Covid che alla fine è diventato una “opportunità”, per ripensare a fondo il format. Prima Fico era un lungo corridoio di sapori, profumi, bontà che finiscono sulle tavole italiane e nel mondo. Ma se non crei emozione attorno, la formula non basta. Occorre fare interagire cibo, storia, cultura, esperienza, divertimento. Ed è quello che abbiamo fatto. A Fico mangi, annusi, tocchi, metti le mani in pasta, dai da mangiare agli animali della fattoria. L’approccio è totalmente diverso. È un momento di comunità con gli amici, con la famiglia».

Che vuol dire...

«Vuol dire sette aree tematiche dove entri attraverso “porte” multimediali che ti fanno capire che ti stai facendo un pieno della storia alimentare del Paese più amato nel mondo a tavola. Parti con la fattoria degli animali, dove puoi lustrare un cavallo, dare da mangiare ai protagonisti dell’aia, poi passi alla sezione salumi, all’area formaggi tra enormi forme di Grana e Parmigiano che ti avvolgono, prosciutti e mortadelle che pendono dal soffitto. Cammini, scopri, interagisci e annusi perché in ogni sezione abbiamo anche ricreato i rumori delle lavorazioni, gli odori che ti avvolgono, schermi multimediali ti raccontano passo dopo passo la storia di una eccellenza. E il tutto diventa uno show. Non si è più visitatori, semplici ospiti ma si diventa attori protagonisti. Una porta di “pasta” ti dà il benvenuto nel mondo degli spaghetti, delle tagliatelle, attraverso una bottiglia di vino entri nella “cantina” e ti ritrovi anche a camminare sotto il pergolato di un vigneto. Fico oggi è un parco multisensoriale. Dove la storia di eccellenze della nostra terra diventa uno show multisensoriale. Immagini pure i profumi del forno, quello della terra... Ci abbiamo lavorato mesi e investito cinque milioni ma oggi la “Disneyland del cibo” è uno show che vi fa diventare protagonisti raccontandovi le eccellenze di un Paese straordinario come il nostro».

Riprogettato anche nei numeri e nelle dimensioni. Col format “cibo e entertainment”.

«Abbiamo ridotto la superficie, riprogettandola con sette aree tematiche dedicate appunto ai prodotti tipici della tradizione italiana, quindici le attrazioni a tema, un grande Luna Farm contadina per i bambini, trenta nuove attrazioni, ventisei ristoranti e street food, dodici fabbriche con show multimediali e laboratori».

Rimettendo mano ai costi.

«Anche. Oggi Fico è per tutte le tasche. Siamo aperti dal giovedì alla domenica. Il parcheggio è gratuito. Con 10 euro non solo entri ma hai anche diritto a un “tour” gratuito con una guida che ti spiega la storia di quello che vedi, tocchi, puoi vivere facendo l’esperienza dei laboratori. Con 5 euro hai un biglietto solo pomeridiano e con 29 l’abbonamento annuale con ingressi illimitati e sconti sugli acquisti. La spesa media dei visitatori è passata da 15 a 35 euro. E qui si mangia il meglio del food italiano partendo da 6-7 euro fino a 20. Tutto a portata di tasca».

Gli obiettivi?

«Pareggio nel 2023. Dove contiamo di raggiungere il milione di visitatori l’anno, visto il trend di crescita costante che stiamo registrando dalla riapertura. Cinque i profili dei nostri visitatori: i residenti, quelli di transito, le scuole (su cui lavoreremo tanto offrendoci come laboratorio) e poi il turismo di transito: gli stranieri vedono Fico come una sorta di “autogrill” di qualità. E stiamo entrando nei circuiti internazionali per catturare davvero il flusso turistico e raccontando in una giornata l’italian food tra tradizione, storia, cultura e show emozionali».

Una ricetta che si può esportare?

«Sì, siamo già in contatto con diversi interlocutori internazionali per aprire all’estero. C’è un grande interesse attorno a questa formula tutta nuova che unisce storia, tradizione, eccellenze e show. E c’è un grande interesse nel mondo attorno al made in Italy. Figuriamoci le bontà che il nostro Paese sa esportare e sfornare come nessun altro.

L’idea di Fico sta decollando. Va digerita. Ci vuole un po’ di tempo ma sarà un successo. Qui nell’Emilia che ti insegna la cultura della cucina a tavola. In Italia che mette in vetrina le sue eccellenze alimentari che tutto il mondo ci invidia, e in futuro anche all’estero esportando il format».

Avete dato la disponibilità al Bologna Calcio per ospitare uno stadio temporaneo in attesa del nuovo Dall’Ara. Come stanno le cose?

«L’accordo è ufficiale. C’è un’area accanto a Fico che può ospitare uno stadio “prefabbricato” da 13-15mila posti. Noi ci mettiamo l’area e anche tutti i servizi. Il parcheggio, che c’è già, i ristoranti, bar. La domanda è: perché fare un nuovo stadio quando possiamo farlo temporaneo a vantaggio di tutti. Bologna, città, Fico e tifosi. In pochi mesi si può mettere in piedi l’impianto, mentre i lavori al Dall’Ara possono iniziare. E finito il nuovo Dall’Ara o lo stadio accanto, Fico lo si smonta oppure – abbiamo già dato la nostra disponibilità – possiamo anche tenerlo ridotto. Come “arena” per ospitare grandi eventi. L’iter è a buon punto. Può essere un gol e una vittoria di squadra».



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