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la sentenza 

Truffa sul terremoto: un architetto condannato a 10 mesi

F.D.

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Truffa e falsità ideologica: si chiude con una condanna l’iter processuale di un architetto carpigiano coinvolto in una contestata pratica della ricostruzione post terremoto. Anche la Cassazione, così come nei precedenti due gradi di giudizio, ha infatti bocciato le istanze difensive, confermando la condanna a 10 mesi, al risarcimento della parte civile e al pagamento delle spese processuali quantificate in poco meno di 3mila euro.

Il professionista paga per alcune operazione di asseverazione del danno di un edificio agricolo nel territorio di Novi. Stando alle accuse, confermate dai giudici, il tecnico aveva sancito come la struttura fosse stata gravemente danneggiata dal terremoto, ottenendo tra l’altro un contributo per la ricostruzione quantificato in quasi 284mila euro a favore del proprietario.

Ma quella pratica Sfinge non aveva passato l’analisi dei tecnici pubblici tanto che era arrivata una bocciatura alla ricostruzione. E lì le posizioni dei singoli attori si erano divise. Tutti erano stati imputati ma se il proprietario della struttura è stato assolto in dibattimento, il tecnico ha finito per essere condannato con rito abbreviato in primo grado e poi a seguire.

Il cittadino novese aveva infatti svelato di aver informato dei danni precedenti al terremoto e di essersi stupido di come, all’interno della pratica, le sue specifiche non fossero state minimamente tenute in considerazione dall’architetto. Una tesi smentita dal tecnico e sulla quale i vari giudici si sono soffermati soltanto relativamente. Perché è stato un altro il dato oggettivo preso in considerazione e finito anche nelle motivazioni della condanna. «Questa evidenza (l’informazione data dal proprietario sulle precarie condizioni complessive del deposito) - che documentalmente smentisce l’imputata e la sua difesa, comprova il dolo e rende ingiustificabile il successivo comportamento dell’imputata ha indotto la Corte territoriale a ritenere come fosse “arduo pensare che un professionista, nell’asseverare con perizia giurata una situazione urbanistica preesistente, non abbia avuto il banale e semplice scrupolo di ottenere dati di importante rilievo grazie alla consultazione delle ortofoto Agea o delle fotografie aeree di Google Earth, accessibili a chiunque ...». In sostanza, dicono i giudici, l’asseverazione doveva avvenire dopo aver preso atto dello status pre sisma come fatto del resto dai tecnici pubblici che hanno bocciato il progetto e il finanziamento da 284mila euro.

F.D.

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