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Borseggiatore d’auto scarcerato Ipotesi: un errore di persona

Francesco Dondi
Borseggiatore d’auto scarcerato Ipotesi: un errore di persona

Il Riesame libera il 26enne indagato per il furto mentre chiede informazioni L’auto è di un altro campo nomadi e il riconoscimento fotografico non convince

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Francesco Dondi

Dopo alcuni giorni trascorsi in carcere e un paio di settimane agli arresti domiciliari, uno degli indagati dell’operazione “Mercurio” dei carabinieri – l’unico ad aver fatto ricorso – è stato scarcerato dal tribunale del Riesame.

Il 26enne è di nuovo libero e potrà riprendere la propria attività, compresa quella sportiva militando in una squadra di calcio della provincia di Modena. In attesa delle motivazioni che giustifichino il provvedimento si può ipotizzare che i giudici bolognesi abbiano condiviso alcune delle contestazioni avanzate dall’avvocato difensivo, Nicoletta Tietto. Va ricordato che il 26enne è indagato per un solo colpo, quello ripreso dalle telecamere di videosorveglianza comunale, avvenuto il 17 ottobre 2020. Nelle immagini si vede una Alfa Romeo Giulietta cambiare repentinamente corsia per avvicinarsi ad un’auto in sosta: esce un uomo che si avvicina alla vettura e convince la guidatrice a scendere mentre il complice apre lo sportello del passeggero e ruba la borsa.

La vittima del colpo, nel fare denuncia, aveva indicato il 26enne tra le fotosegnaletiche mostrate. L’aveva descritto come un ragazzo di media corporatura e con un evidente ciuffo e in effetti il ragazzo era così qualche anno fa. Circostanze contestate dalla difesa che ha evidenziato come ora abbia però un fisico atletico e sia particolarmente prestante. Inoltre, utilizzando lo stesso video ripreso dalla telecamere comunali, è stato mostrato come il ragazzo che raggira la donna al volante indossi un cappellino e quindi risulti pressoché impossibile ipotizzare che avesse un ciuffo, come invece riferito in fase di denuncia.

Oltre ai dubbi collegati all’identificazione fotografica c’è un ulteriore elemento che ha sollevato l’avvocato Tietto e potrebbe aver convinto i giudici del Riesame. Si tratta dell’auto utilizzata per il colpo: è una Giulietta, intestata ad un nomade che vive in via Bellaria a Modena. Quella però è una microarea che il 26enne indagato non frequenta né ci vive. E chi conosce la geografia familiare dei gruppi modenesi sa che ogni microarea ha delle regole interne ed è inaccessibile a certe altre persone. Ecco perché appare inusuale che fosse lui al volante dell’Alfa Romeo ripresa dalle telecamere.

Potrebbe quindi trattarsi di un errore di persona, innescato da un’identificazione errata, forse avvenuta a causa di uno stato emotivo caratterizzato dalla brutta esperienza vissuta. Nel medesimo episodio non è stato possibile – finora – identificare neppure l’autore materiale del furto della borsa, che non è stato visto dalla vittima e non risulta riconoscibile attraverso le immagini di videosorveglianza registrate.

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