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White list, il mistero del finto agente Dia

F.D.
White list, il mistero del finto agente Dia

Ilaria Colzi entrò alla Gambro con uno stratagemma per sostenere la F.lli Baraldi. Ieri in aula anche i sindaci Ferioli e Fabbri

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Udienza scoppiettante nel processo sulle white list che continua a svelare curiosi retroscena sul mondo che ruotava intorno alla prefettura. Ieri mattina hanno testimoniato alcuni dipendenti della Gambro, l’azienda biomedicale di Medolla e l’avvocato Coppi, direttore degli Affari legali del gruppo, ha raccontato del suo incontro con Ilaria Colzi, misteriosa agente del gruppo Safi. La donna si presentò in azienda come un’operatrice della Direzione Investigativa Antimafia. Un trucco che gli spalancò le porte, innescando una sorta di timore reverenziale. «Era il 2013 – ha ammesso Coppi – e noi eravamo in piena fase post terremoto. Teniamo molto alla legalità e quindi la visita di un funzionario dell’Antimafia era un segnale che non potevamo sottovalutare».

Ma la strategia adottata da Colzi viene presto smascherata perchè da operatrice della Dia, diventa poi un addetta della Direzione distrettuale Antimafia, poi una donna legata ai Servizi segreti, a seguire una figura con diversi agganci nello Stato e in prefettura ed infine addetta della Safi, l’agenzia a cui la F.lli Baraldi si era rivolta per essere riammessa in white list. «Tutto questo incontro è durato non più di venti minuti – ha ammesso il manager di Gambro – Voleva perorare la causa dell’azienda di Staggia che non poteva più lavorare da noi perché estromessa da un provvedimento della prefettura. Le dissi che non potevamo fare nulla e appena se ne andò decidemmo di presentare un esposto in procura».

In procura Coppi tornò anche a luglio dopo un presunto altro accesso in Gambro di Colzi, ma in fase di ricostruzione durante l’udienza non è stato in grado di ricordare nonostante i tentativi del pubblico ministero, dottor Giuseppe Amara, di stimolargli la memoria.

Nel pomeriggio è invece stata la volta di due sindaci: Alan Fabbri, attuale primo cittadino di Ferrara e nel periodo del sisma di Bondeno e Fernando Ferioli, che dal 2011 al 2016 ha governato Finale. Era atteso anche Gian Carlo Muzzarelli, ai tempi assessore regionale, ma le sue dichiarazioni sono state acquisite senza testimonianza diretta.

Fabbri ha parlato del suo rapporto con Alessandro Bianchini, che in un’occasione registrò anche un loro incontro subito dopo i provvedimenti di esclusione della Bianchini Costruzioni: «Ci conoscevamo – ha ammesso il sindaco – perché era un’azienda che dava lavoro. La sua azienda era arrivata seconda in una gara d’appalto e si cercò di capire se poteva lavorare. Nulla di più».

Molto più approfondita la testimonianza di Ferioli che ha raccontato come nel pre sisma la Bianchini vantava un milione di euro di fatture non pagate da parte del Comune di Finale. «Ma quella posizione non ci portò ad agevolarla nella ricostruzione – ha spiegato – anche se Augusto faceva presente quella condizione. Diceva che dovevamo far lavorare aziende del territorio. Io mi ero totalmente affidato a Giulio Gerrini, il capo dei Lavori pubblici. La parte politica doveva stare separata da quella tecnica ma in quegli anni drammatici si viveva spalla a spalla e si voleva ricostruire in fretta».

Ferioli ha anche ricostruito un incontro con Alessandro Bianchini, che aveva appena fondato la Ios: «Gerrini propose di dargli un piccolo appalto, ma quando l’assessore Lisa Poletti mi mostrò le determine di almeno 5 lavori da oltre 100mila euro totali chiamai il tecnico per esprimere la mia contrarietà. Quando ho parlato con i magistrati dell’Antimafia ha mostrato un elenco in cui avevamo fatto ruotare molto le ditte nei lavori pubblici. Ho anche scoperto che non corrispondeva a verità che Gerrini avesse lavorato da Bianchini come invece si diceva anche se in azienda trovarono i timbri del Comune risalenti a una denuncia di smarrimento del 2006».

L’udienza è terminata con il controesame della dottoressa Annunziata Finizio, ex funzionaria della prefettura che ha spiegato di non aver mai avuto la percezione di pressioni o invadenze del senatore Giovanardi.

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