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Fiera, un milione di perdite Ma il Comune di Modena non lascerà

L.G.
Fiera, un milione di perdite Ma il Comune di Modena non lascerà

La situazione presentata in Consiglio. Cavazza: «Nessuna ragione per uscire» Lega all’attacco: «Perdite causate dal Covid, ma mancano idee sul comparto»

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Con l’estinzione della società Promo avvenuta nel corso del 2020, il Comune di Modena ha incassato quasi 956mila euro, il valore corrispondente a quello della partecipazione societaria al momento della liquidazione. La cifra è emersa nel provvedimento di “Analisi e razionalizzazione delle partecipazioni societarie del Comune”, che è stato approvato giovedì scorso in Consiglio comunale. Il percorso di scioglimento della società era stato avviato negli anni scorsi e, in accordo con la Camera di commercio che ne deteneva il 90% delle quote (Comune al 9,5, Provincia allo 0,5), nel 2020 era stata definito anche l’Accordo urbanistico per realizzare nell’area della sede il Centro del Palatipico.

La delibera sulle partecipazioni societarie è prevista ogni anno dal Tusp, il Testo unico sulle società a partecipazione pubblica, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di controllo da parte del Comune. Quest’anno approfondisce anche la situazione della Fiera di Modena, che nel 2020, a causa delle conseguenze dell’emergenza sanitaria, con chiusure e riduzioni di attività, come tutte le Fiere nazionali, ha visto una forte riduzione dei ricavi (passati da 7 milioni e 139mila euro del 2019 a 2 milioni e 539mila euro) registrando una perdita di circa un milione e 120mila euro.

«Al momento - ha spiegato in aula l’assessore al Bilancio Gianpietro Cavazza - non ci sono ragioni per dismettere la partecipazione del Comune. Anzi, rimanere nella società costituisce il mezzo più idoneo per valorizzare e incrementare i vantaggi indotti dalla gestione del servizio fieristico che rimane strategico per il sistema imprenditoriale del territorio. La società sta già lavorando a un piano pluriennale di risanamento con l’obiettivo di raggiungere al più presto l’equilibrio finanziario. Il Comune - ha aggiunto l’asssessore Cavazza chiudendo il suo intervento - ha fatto e farà la propria parte, ma è necessario che al sistema fieristico vengano garantiti anche i sostegni economici nazionali: ci auguriamo che nella Legge di bilancio venga previsto un intervento concreto».

La delibera sulle partecipazioni societarie è stata approvata con il voto della maggioranza (Pd, Sinistra per Modena, Europa verde-Verdi e Modena civica) e quello contrario delle opposizioni: Movimento 5 stelle, Lega Modena, Forza Italia, Fratelli d’Italia-Popolo della famiglia e Modena sociale. Le altre società partecipate dal Comune, per le quali giovedì scorso è stato fatto il punto sulle misure di razionalizzazione attivate, sono Amo spa, Hera spa, Seta spa, Farmacie comunali spa, ForModena, CambiaMo, Lepida spa e Banca popolare Etica. In particolare, sulla base delle indicazioni della Corte dei conti, rispetto alle azioni realizzate per le razionalizzazioni e il contenimento dei costi.

Nel dibattito, Giovanni Silingardi (Movimento 5 stelle), dopo aver sottolineato che «finalmente la società Promo è andata in liquidazione», si è soffermato sul tema del controllo pubblico congiunto, affermando che «sulla base delle pronunce della Corte dei Conti, dove la maggioranza dei soci è pubblica, come avviene per Modena Fiere e Seta, le società sono a controllo pubblico e devono rientrare nella disciplina del Tusp». «Sicuramente la grave perdita registrata da Modena Fiere è dovuta alla pandemia - ha commentato Barbara Moretti per Lega Modena - ma non sembra che il Comune abbia idee sul futuro del comparto fieristico e su quale sarà il ruolo dell’amministrazione al suo interno. E la stessa cosa sembra valere per Seta».

L.G.

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